— Di che frasi sonore mi rintronate il capo! La colpa! Le donne virtuose sanno rimaner tali anche nell'infelicità.
— Nell'infelicità sì, — rispose vivamente il signor Maurizio, sorridendo a fior di labbro, — e quando un grande dolore, quando un grande disinganno occupa l'animo, io credo che la donna abbia in questo disinganno e in questo dolore una salvaguardia contro le tentazioni. Nel Paolo Forestier dell'Augier v'è un tipo di donna, la quale, per vendicarsi dell'uomo che adorava e che l'ha abbandonata, si getta nelle braccia di un altro ch'ella disprezza, appunto nel giorno e nell'ora, in cui deve accadere il matrimonio del suo primo amante. È un concetto bizzarro che si fonda sopra l'ipotesi d'un fatto possibile forse, ma non verosimile. Ciò che invece, a mio parere, mette la donna sempre al limitare della colpa si è quella condizione malaticcia dell'animo che non è la gioia e non è il dolore, vaga, indefinita, vaporosa come il crepuscolo, piena di desiderî che non sanno acquistar forma e contorno, piena di malinconìe che non hanno nome e non saprebbero spiegarsi a sè stesse. Una donna che dice — sono incompresa, — molte volte comincia col non comprender sè stessa, ed è in quello stato di perplessità che costituisce un eterno pericolo. Chi non sa che cosa si voglia accetta facilmente gli esperimenti, perchè suppone che l'ideale sognato possa capitare quando meno si crede. Gli è appunto il caso della vostra Evelina. L'è sfuggita una frase ch'io colsi benissimo: — Capisco — ella disse — che fra lui e me non c'è modo d'intendersi. Ora, questa frase, sia che racchiuda un profondo scoramento o una smisurata superbia, rivela in vostra nipote l'intenzione di lasciare che le cose vadano per la loro strada. La sua anima non è più occupata da suo marito....
— Ma chi vi dice queste cose?
— Lasciatemi finire. Il suo cuore è una casa vuota, e una casa vuota può sempre trovare un pigionale nuovo.
— Oh! Maurizio, — sclamò la signora Anna alquanto risentita, e facendo atto di alzarsi in piedi. — Basta di ciò. Voi sapete quanta libertà abbiate in questa casa, e come io vi consideri più che di famiglia: ma ogni confidenza ha un limite, e io non posso concedervi queste supposizioni sul conto di Evelina. Sermoneggiate me quanto vi piace, ma lasciate stare quell'angiolo.
— Via, non siate cattiva, — rispose il vispo vecchietto, tenendo la signora Anna pel lembo dell'abito, e non permettendole di muoversi dalla seggiola. — Rispetto la vostra tenerezza di nonna, e non vi dirò per questa sera nulla più sul conto di Evelina. Ma, senza insistere sul caso speciale, vi ripeto che degli angeli ne ho visti perder l'ali parecchî, e molte virtù naufragare, e molte altre salvarsi per un accidente; che so io? per un soffio di vento o per un raggio di sole.
— Che cosa c'entrano il vento ed il sole?
— Oh se c'entrano! — soggiunse il signor Maurizio, stropicciandosi le mani — volete proprio che ve la racconti la storia d'un raggio di sole? —
La signora Anna sorrise, diè una rapida occhiata all'orologio che stava sulla consolle e segnava le 10½, e poi, voltasi al suo interlocutore: — Avete una voglia matta — rispose — di narrare una delle vostre storielle che sono assai più numerose de' giorni dell'anno. Posso concedervi tre quarti d'ora. Ma patti prima, mio caro. Voi avete l'abitudine delle impertinenze, e io non ne voglio; avete certi frizzi di cattivo genere, e io non amo sentirli; onde, o voi state nei termini, o andate a raccontare le vostre frottole al caffè od al casino.
— Accetto le condizioni. E anzi perchè non vi sia il caso che io le dimentichi, vi prego, ogni volta ch'io stessi per uscire di strada, di richiamarmi all'ordine come se voi foste il presidente di un'assemblea. — Si guardò attorno, e, adocchiato sul tavolino un paio di forbici, le sospinse fino alla signora Anna, dicendole: — Questo sarà il vostro campanello. Quando voi alzerete queste forbici, capirò che bisogna ch'io renda più castigate le mie espressioni.