— Oh! se non avevate che a farmi questo sermone, mio venerabile signor censore, potevate davvero risparmiarvi la briga. In primo luogo, io non ho secondato niente affattissimo; e poi, appunto perchè tengo che il matrimonio e la famiglia sieno cose sacrosante, m'irrito quando ne vedo fraintesi gli obblighi dall'una parte o dall'altra.
— Queste sono frasi. Io credo invece che il matrimonio, per non finire in una catastrofe, debba essere un lungo esercizio di reciproca tolleranza. Tolleranza, intendiamoci, non già del vizio e della dissolutezza, ma di tutti quei difettucci, di tutte quelle imperfezioni che ciascuno dei due coniugi vede certamente nell'altro. Or via, veniamo al fatto: di che cosa si lagna vostra nipote?
— Sapete che siete curioso? Io potrei mandarvi pei fatti vostri, e non dirvi nulla: ma voglio esser tre volte buona, e vi risponderò schiettamente che Evelina ha ragione. Un uomo che ha una sposa come Evelina, un fiore di gioventù, di bellezza, un angelo di bontà e d'innocenza; un uomo che possiede una donnina siffatta e la trascura, e non le consacra tutto ciò che v'è di migliore nella sua anima e nel suo ingegno, meriterebbe.... eh! lo so io che cosa meriterebbe. Il meno che possa toccargli è che sua moglie si dolga di lui.
— Voi siete una Vestale che conserva il fuoco sacro. Ancora bollente come a vent'anni! Io vi ammiro.
— Eh! ammiratemi meno, e ascoltatemi più. O che vi pare che Evelina avrebbe ad esser contenta? A sedici anni appena la maritano (e un po' di colpa ne ho anch'io) a un giovane sui cinque lustri, operoso, distinto, onesto; ma tutto pieno della sua ambizione, tutto occupato dei suoi buoni successi. Egli è ora di qua, ora di là, oggi a Firenze, domani a Milano, doman l'altro a Napoli, sempre a raccogliere applausi e a mietere allori, a proferir discorsi, a tener conferenze, e che so io; e dopo quindici mesi di matrimonio è molto se sta tre giorni la settimana presso sua moglie per annoiarla con racconti delle sue glorie e de' suoi trionfi. Oh! caro mio, non v'è nulla di più egoista dei così detti uomini grandi, non v'è nulla di più gretto e meschino. Nel santuario della casa che dovrebb'essere aperto agli affetti, alle confidenze, alla celia, essi portano la loro vanità personale; al pettegolezzo senza malizia e senza conseguenze della vita domestica essi sostituiscono il pettegolezzo pieno d'acrimonia e di fiele della vita pubblica e letteraria, e fanno cento volte desiderare il modesto impiegato, l'umile uomo d'affari che, dopo adempito il suo ufficio quotidiano, reca alla sua famiglia la parte migliore di sè; il sorriso del suo labbro, la poesia schietta della sua anima. Perchè questa è la gran differenza tra gli uomini comuni e quelli di maggior levatura: che i primi cercano di piacere alla moglie, perchè sanno che non possono avere applausi da nessuno fuori di lei; gli altri, abbagliati dallo splendore che li circonda, non vedono che tenebre e squallore nelle pareti domestiche.
— Per bacco! — proruppe il signor Maurizio — stasera voi siete più eloquente del Mirabeau. Ma mi permettete di rispondervi?... In quello che voi dite c'è molto di vero, non v'ha dubbio, ma l'arma che avete brandita è un'arma a due tagli, e badate di non ferirvi da voi. Quando una giovane possiede, come Evelina, uno sposo di un merito superiore, ella non ha che un mezzo per non divenire infelice. Ella non può impedirgli di raccogliere i frutti del suo ingegno e della sua dottrina e di essere acceso dalla febbre del buon successo: ella deve lasciarsi irradiare dalla sua luce, ella deve associarsi alle sue ambizioni. La neutralità l'è proibita, perchè nella moglie l'esser neutrale vuol dire essere ostile. S'ella non si riscalda pei trionfi del marito, il marito la trascura, ed ella finisce coll'odiar quella gloria che avrebbe dovuto riflettersi su di lei. I due coniugi vivono allora in due mondi diversi, le loro anime non hanno punto di contatto, e, credetemelo pure, mia ingenua amica, quando i corpi sono costretti a stare insieme senza che le anime si confondano, non può nascerne altro che il tedio scambievole.... Ma via, siamo giusti; come volete che un uomo, esposto a tutte le seduzioni del mondo, blandito, accarezzato in mille guise, riesca a trasformarsi di punto in bianco, e diventi semplice, modesto, spensierato, appena egli abbia varcato la soglia domestica? Ma una moglie saggia previene i pericoli, e poichè non può mutare il marito, muta sè stessa.
— Oh! volete farne un'erudita?
— Che! Voi sapete meglio di me come una donna di garbo possa prender parte agli studî di suo marito senza perder nulla della grazia e della semplicità nativa. Tutto sta che la sua trasformazione le sia dettata dall'affetto verso il consorte, e non dalla smania di sdottorare con gli altri: chè in quest'ultimo caso non avete già dinanzi a voi una persona colta, ma una noiosa pedante sul fare di quelle che si vedono spessissimo nella società italiana, così diversa dalla società inglese e tedesca, ove l'eleganza dei modi, le aspirazioni ad un ideale elevato sono le cose più naturali e spontanee del mondo.
— Ma voi parlate sempre degli obblighi della donna: l'uomo non ne ha dunque nessuno?
— Sì che ne ha; ma io vi ragiono dal lato della felicità e della pace coniugale. E vi dico con la convinzione più profonda che l'uomo, anche se fallisce a' suoi obblighi, può trovar nella gloria, nell'ambizione, nel buon successo mille compensi; ma la donna, se non sa crearsi la felicità nel tetto domestico, non vi trova che la sventura o la colpa.