— Ma sì, ma sì: vi occorre altro?

— Datemi la mano?

— Dio buono! Quante formalità! Si direbbe che voleste iniziarmi a qualche loggia massonica. Eccovi la mano. —

La signora Anna porse al Dardi una manina che l'età non aveva nè troppo dimagrata, nè troppo ingrassata; una manina giovane, se si potesse usare questa frase, tanto n'erano ben tornite le forme, e morbide e delicate le tinte, e pieni di una nervosa irritabilità i movimenti. Il lepido vecchio parve molto compiacersi di quella stretta, e poich'ebbe tenuta per alcuni secondi nella sua destra la destra della signora Anna si soffiò due volte il naso, e si raschiò la gola come chi si accinge a una perorazione accademica. Ella intanto, da avveduta massaia, accendeva la macchina del tè, dicendo scherzosamente: — Perchè non accada ch'io pigli sonno durante la vostra chiacchierata, mi preparo a bevere una nuova tazza.

— Questa disgrazia non accadrà, maligna che siete, me ne fo mallevadore. E comincio. Vi avviso però che quello ch'io faccio è il racconto d'un racconto. Un amico, a cui la faccenda è toccata, me la narrò in tutti i suoi particolari. È una storia vera, capite?

— O che bella verità, passata per due filtri; quello dell'amico e il vostro.

— La storia risale a poco meno di quarant'anni addietro, — continuò il signor Dardi senza occuparsi dell'interruzione. — Il mio amico che ora è vecchio come me.... e come voi, era allora giovane e bello com'era io.... e come eravate voi in quel tempo.

— Questo non ha che fare.

— Egli aveva di poco finito i suoi studî all'Università, lasciandovi fama d'ingegno piuttosto vivace che peregrino, di coltura piuttosto varia che profonda. Comunque sia, in un tempo che alle Università si studiava pochissimo, egli poteva ragionevolmente passare tra i giovani più valenti, e quelli che erano tali davvero lo accoglievano a braccia aperte nei loro crocchî, ove il suo buon umore costante contribuiva a tener allegra la brigata. E, fra parentesi, vi contribuiva anche un po' la sua borsa, perchè egli era ricco e gli studenti ricchi possono contarsi come le mosche bianche. In complesso l'era davvero una eletta brigata di giovani, disseminatasi poscia qua e là secondo le necessità della vita o i capriccî dei caso. Per una di quelle bizzarrìe che non sono sì rare, il mio amico s'era legato di più intimo affetto con quello che, fra tutti gli altri del gruppo, si discostava maggiormente da lui pel carattere. Quanto egli era festevole e spensierato, altrettanto l'amico suo era serio e meditabondo, nè la tempra del loro ingegno era meno dissimile di quella della loro indole. L'uno andava qua e là succhiando il miele da tutti i fiori, amava la poesia, la musica, la pittura; l'altro coltivava con assiduità piuttosto germanica che italiana gli studî filosofici, giuridici, storici. Ma, singolare a dirsi eppur vero, quegli che possedeva una natura d'artista aveva un fondo di scettico incorreggibile, l'altro sotto le gelide apparenze celava una buona fede da non potersi immaginar la maggiore. Quanto alla severità della sua indole, e alla rigidezza claustrale de' suoi costumi, vi basti sapere che non c'era mai stato caso mentre eravamo studenti insieme all'Università ***.

— O che cosa c'entrate voi?