Il signor Maurizio non se lo fece ripetere un'altra volta, e riprese: — Ma Ugo era invece un uomo estremamente compìto, e lascio pensare a voi se rimproverò il suo amico di queste sue parole. Fatto si è che, a capo di cinque minuti, Alberto, che s'era ritto in piedi ed era uscito fuori delle sue fortificazioni, pose una mano sul braccio di Ugo (che la sbirciò con inquietudine per vedere s'ella fosse sporca d'inchiostro) e concluse così il suo discorso: — Fammi questo piacere; sinchè io termini di scrivere, e in meno d'un'ora spero d'essere sbrigato, va a tener compagnia alla Giulietta, e pregala che mi scusi, e dille che dopo verrò con voi altri, e staremo tutta la giornata di buon umore. E non si parlerà più di cose serie.... —
Le ultime parole furono proferite spingendo leggiermente Ugo verso l'uscio, tantochè questi capì l'antifona, e se la svignò.
Egli si avviò per un corridoio che conduceva ad un salottino, dal salottino passò in un'altra stanza, ascese pochi gradini, e si trovò dinanzi a un gabinetto che aveva l'uscio aperto. Era quello il soggiorno preferito da Giulietta. Ella sedeva con un libro in mano volgendo il dorso alla porta in modo da non poter vedere chi entrava. Però, al suono dei passi d'Ugo, girò rapidamente la testa, e si fece rossa, e disse: — Oh! siete qui?
— Appunto; e non dovevo rendervi conto della mia ambasciata?
— È vero: e dunque?
— Vuol finire un lavoro, ma promette che in un'ora sarà sbrigato. —
Giulietta scrollò leggiermente le spalle in atto di impazienza, mormorando: — Sempre così. —
Vi fu un momento di silenzio, durante il quale Ugo fisò uno sguardo abbastanza lungo sulla simpatica donnina. «Vergini e spose, griderei io, se per avventura fossi un predicatore, diffidate degli sguardi lunghi. Gli occhi che cominciano a guardare con curiosità finiscono a guardare con desiderio; e allora....» Ma qui non siamo in chiesa, e posso risparmiarvi il sermone. Vi dirò piuttosto che la mia Giulietta, sempre cara e leggiadra, era quel giorno più seducente che mai. Ella indossava un abito di mussolina lilla, col corpetto tagliato sul davanti dell'incollatura e guernito intorno intorno di una trina sottile e candidissima, la quale armonizzava col roseo della fresca carnagione. Una lista di raso violetto oscuro, movendo dal punto in cui si chiudeva il corpetto, scendeva sino alla cintura, snella, attillata e stretta da un nastro della medesima stoffa e del medesimo colore: indi bipartivasi, e così divisa in due si prolungava sul dinanzi fino alla base del vestito. Le maniche erano, secondo la moda d'allora, rigonfie nel mezzo e strettissime ai polsi. Ella era calzata....
— Per carità, Maurizio, si direbbe che aveste copiato un figurino, — interruppe la signora Anna.
— Se non volete saperne della calzatura, mi permetterete almeno di parlarvi dei capelli, neri, lucidi e fini ch'era una maraviglia a vederli. Essi non erano imprigionati in una di quelle bizzarre acconciature che si usavano allora, ma si sollevavano a buffi sulla fronte, per ricader poscia dietro la nuca in apparente disordine e avvolgersi intorno ad un bel pettine di tartaruga, così piccino ch'io non so — diceva il mio amico — come esso potesse essere argine sufficiente a quel mare in tempesta. Un bocciuolo di rosa ch'era tra i primi della stagione, colto forse il mattino stesso da una pianticella precoce, faceva capolino al lato sinistro poco sopra l'orecchio, staccandosi con leggiadro contrasto dalla tinta delle chiome d'ebano. In verità, avere una sposa così e preferirle la legislazione mineraria, come faceva il nostro amico, è un peccato imperdonabile, pel quale non v'è al mondo sufficiente penitenza.