— Ebbene, prendete una sedia — disse Giulietta — e fatemi un po' di conversazione. Se no, io finisco col perder l'uso della parola.... Non siete mica dotto voi? — soggiunse poscia con una specie di sgomento infantile.

— Non sono davvero, — rispose Ugo sorridendo. — Ma, perdonate, non istà a voi di mostrarvi tanto sospettosa della dottrina, cinta come siete da biblioteche e, quel che più vale, con un libro in mano.... —

In fatti ella aveva sulle ginocchia un volumetto socchiuso sull'indice, nell'atto di chi interruppe solo momentaneamente una sua lettura.

— Ah! questo libro — ripigliò la giovane — è un libro anche per voi che siete poeta. —

E glielo porse aprendolo appunto alla pagina, su cui teneva il dito.

Ugo lesse:

O mes lettres d'amour, de vertu, de jeunesse,...

Les feuilles d'automne; una primizia, — disse poi continuando a leggere.

— Una primizia affatto. L'ebbi ieri dal libraio. Io non me ne intendo, ma mi pare tra le più belle cose di Vittore Hugo. Ma quel mio benedetto Alberto non ci ha gusto per questa roba: ha sfogliato il libro in fretta e in furia, e poi lo gettò in un canto senza che si capisse se gli sia piaciuto sì o no.

— Ha torto.