— Non è vero? — proruppe vivamente Giulietta — ha grandissimo torto, perchè la poesia, quando è bella, è qualche cosa che tocca l'animo e ci fa più grandi e più buoni. Vedete; io non so stancarmi di leggere quei versi che vi stanno sotto gli occhi, e (mi direte fanciulla) ho frugato nei miei cassetti, ho riveduto i miei vecchi quaderni, e provai quello che prova il poeta....

— Sì, ma egli richiama i suoi diciott'anni, e voi, se è lecito investigare l'età di una donna, gli avete appena sentiti suonare....

— Forse, — rispose Giulietta; — ma in noi la vita è più precoce, e i nostri quattordici anni corrispondono ai vostri diciotto. O le soavi fantasie, o i cari sogni de' miei quattordici anni! Lungo i corridoi del convento, nel giardino, sotto il pergolato, a braccetto d'un'amica o in frotte di cinque o sei seguite a stento dal passo grave e ammonite invano dalla voce nasale d'una monaca gialla e stecchita; che schietta allegria, che ridda irrequieta di speranze, di desiderî, d'affetti! Come si deludeva la disciplina claustrale, come si subiva senza rancore e senza tedio quella sequela interminabile di pratiche religiose che ci erano imposte! La campana del convento veniva ad ogni tratto a interrompere il corso dei nostri pensieri, ma non ne lacerava la tela. Le fantasie accarezzate dall'anima sotto i rami frondosi delle acacie e dei carpini, mentre il vento mormorava, e gli uccellini, cantando, saltavano d'arbusto in arbusto, ci seguivano poscia pei bruni corridoi e sui rustici banchi della chiesa. Nella mezza oscurità delle ampie navate, nel raggio di luce che, scendendo dal finestrone a colori, andava a spezzarsi sul fusto d'una colonna o sugli angoli d'un confessionale, c'era un mondo misterioso ed affascinante che riempiva di sè il nostro spirito, che ci faceva sorridere e piangere quasi tutto ad un tempo. Le labbra mormoravano intanto la solita salmodìa, ma la mente era altrove; il prete cantava Messa, ma noi stavamo più compunte di viso che d'anima. E si sospirava alla cara libertà, e al calar della sera, guardando il muro che ci contendeva tanta parte dell'orizzonte, si gridava tra noi fanciulle: — O non cadrà mai quel maledetto muro, o non potremo mai andare dove ci piace e adoperare a pro di qualche cosa e di qualcheduno tutto quello che sentiamo qui dentro? — E chi avrebbe voluto esser Giovanna d'Arco, e chi Santa Teresa, e chi Laura o Beatrice, perchè, di contrabbando, erano entrati in convento Dante e il Petrarca, e, Dio cel perdoni, anche l'Ariosto.... —

Giulietta s'interruppe un'istante, arrossì leggiermente e poi ripigliò: — E si diceva: la bella cosa che dev'essere l'avere un poeta che sia tutto per voi, e vi scriva versi che passeranno all'immortalità; onde dopo tanti secoli il vostro nome confuso col nome di lui ricorra frequente su mille labbra gentili e faccia piangere de' cari occhi malinconici! E come dev'esser bello il morire per esso, lo spirare l'ultimo fiato fra le sue braccia!... oh insomma quante deliziose sciocchezze si dicevano in quel tempo!... —

La giovane, discorrendo, si era accesa singolarmente nel volto, e l'ondeggiare delle bianche trine sul petto mostrava quant'ella fosse agitata.

Ugo non sapeva che rispondere, perplesso dinanzi a questa volubile facilità di parola, ma guardava trasognato la sua interlocutrice che gli appariva sotto una luce affatto nuova.

— E in quell'età — proseguì ella, abbassando la tendina per ripararsi dal sole che cominciava ad entrar nella stanza — in quell'età la penna corre spontanea sulla carta per riprodurvi le idee che vi germinano nella mente, spesso puerili, ma più spesso generose; maligne mai, poichè a me pare che il tempo della malignità principii quando si principia a dubitare di sè. Credere in sè medesimi vuol dire credere anche negli altri.... — Tacque un momento, giocherellò col fiocco della tendina, quindi bisbigliò a mezza voce... — E poi? —

Ugo, sempre più attonito, notò timidamente: — O sareste divenuta scettica così presto? —

Ella scosse il capo con una certa espressione di tedio, e disse: — Che so io?... vorrei vedere l'effetto che produrrebbe ad uno il diventar più piccolo della persona, se mai questo fenomeno fosse possibile. Io tengo per fermo che sarebbe un effetto analogo a quello che si prova nel sentirsi diminuir l'animo e l'ingegno. Ciò accade a me. Sì, sì; non istudiate una galanteria; ciò accade a me con una progressione che mi sgomenta. La mia immaginazione s'è fatta sterile, il mio cuore alberga rancori, sospetti che un giorno non avrebbero potuto allignarvi.

— O Giulietta, — proruppe Ugo, — voi sposina di pochi mesi, voi che avete ottenuto ciò che dev'esser l'ideale di una fanciulla par vostra, unendo la vostra sorte alla sorte d'un uomo degno di voi, avete già di questi scoramenti nell'anima? —