Ugo la precesse officioso nell'andito, aprendo per lei l'uscio a vetri che dava sulla scaletta. Scesero entrambi. Ai due pilastri dell'ultimo gradino erano due vasi di geranî. Giulietta si abbassò con la persona ad odorarne i fiori cosparsi di rugiada: i capelli bruni le svolazzavano sul collo candidissimo, le trine ondeggianti lasciavano indovinare allo sguardo le curve delicate del seno. Una panchina di marmo si trovava all'altro capo del giardino sotto un padiglione d'acacie. Giulietta prese la via più breve per giungervi, attraverso un praticello smaltato di margherite: l'erba era umida, ond'ella raccolse le vesti, e le tenne sollevate alquanto sopra il piede. Si assise sulla panchina e Ugo le fu vicino. Di repente cominciò a soffiare un vento gagliardo, e grandi masse di nubi si videro avanzarsi rapidissime sull'orizzonte. Il sole brillava per un istante in uno squarcio azzurro del firmamento, poi tornava a nascondersi, poi faceva capolino di nuovo, sinchè scomparve del tutto. Gli alberi dondolavano il capo con un gemito sordo, la polvere saliva con un moto turbinoso, le gallinelle sbucando dai cespugli correvano sbigottite a ripararsi nel pollaio. Ugo e Giulietta si affrettarono a tornare in casa: stettero in forse se dovessero prendere un'altra scaletta che metteva allo studio di Alberto, ma questi comparve sulla soglia per assicurare le imposte sbattute e fe' loro segno che lo lasciassero ancora un poco tranquillo. Onde ritornarono dond'erano venuti, con una mano tenendosi uniti, con l'altra facendosi scudo agli occhi contro la polvere. Quand'ebbero salito i pochi gradini che conducevano al gabinettino di Giulietta, si volsero indietro un istante come per guardare l'insieme dello spettacolo.... Io non so se tutti lo provino, ma mi sembra che il trovarsi all'aperto allo scoppiare d'un uragano abbia un fascino indescrivibile.... Si direbbe che la vita fisica si raddoppi. Spirar quell'aria frizzante e piena d'elettricità che v'investe la persona e gli abiti, veder tutte le cose mutar tinte e contorni secondo l'oscurarsi o schiarirsi del cielo, e il rabbonirsi o l'imperversare del vento, essere, insomma, in mezzo a tutta quella commozione della natura, vi fa provare, non so perchè, un senso d'orgoglio. È un orgoglio irragionevole, lo capisco, perchè in fin dei conti non si compie già un atto di coraggio, ma non sarà la sola cosa, di cui non si possa rendersi ragione a questo mondo.

I due giovani non poterono rimanere a quel modo che pochi secondi. La temperatura s'era fatta più rigida, il cielo più buio, la pioggia sembrava imminente, e anzi aveva principiato a caderne qualche grossa goccia isolata. Si ritirarono di nuovo nello stanzino di Giulietta, e si posero un istante al davanzale della finestra, rapiti in apparenza dalla scena che avevano dinanzi agli occhi, ma in fatto assorti in ben altri pensieri. Pure nemmen lì poterono trattenersi, quantunque negli ultimi lembi dell'orizzonte ricomparisse il sereno, e la pioggia avesse cessato; tanta era ancora la furia del vento.

— Che tempo indemoniato! — disse Giulietta con un accento di vaga inquietudine. E si ritrasse alquanto.

— È vero, — rispose Ugo seguendola. La finestra si chiuse con impeto e poco mancò che le impannate non andassero in frantumi. La rosa che Giulietta aveva intrecciata ai suoi capelli cadde a terra col gambo spezzato. Si chinò a raccoglierla, ma Ugo era stato più pronto di lei e l'aveva ghermita, dicendo: — Lasciatela a me.... — Intanto l'uscio, che fino a quel punto aveva serbato un'assoluta neutralità, si serrò per propria iniziativa con grande furia e fracasso.

Giulietta si scosse impaurita, tanto che il suo compagno credè bene di sorreggerla.

Ella si svincolò, e disse con voce rotta e velata: — O Dio, si soffoca. — Fece alcuni passi verso la porta smarrita, confusa; poi si arrestò ad un tratto e ruppe in un pianto dirotto.

— Giulietta, Giulietta, che avete mai? — sclamò Ugo, correndo a sostenerla.

Fece un debole tentativo per allontanarlo da sè, ma quindi ristette come persona sfiduciata delle proprie forze e si lasciò condurre sul divano.

— Giulietta, Giulietta, perchè piangete? — continuava a chiedere Ugo, piegandosi su di lei e sfiorandole con la bocca i capelli.

Ella sollevò alquanto il viso, egli si abbassò un poco di più: le loro mani s'erano intrecciate, le loro labbra stavano per toccarsi; quand'ecco.... il più virtuoso e impertinente raggio di sole che si sia mai cacciato nei fatti altrui, inondò d'un tratto la stanza.