— Ma parli proprio sul serio?

— Serissimamente. —

Alberto, egoista come tutti gli uomini affaccendati, non se lo fece dire due volte, ma dando anzi una più larga interpretazione alle parole di lei, soggiunse vivamente: — Sei la più cara e gentile sposina del mondo. Dunque sarai proprio il mio segretario?

— Veramente non avevo detto questo, — osservò ella con grazia; — ma, insomma, non voglio dire di no.

— Ah! mio caro Ugo, — proruppe Alberto fuori di sè per la contentezza, — quando tu capiti in casa mia, ogni cosa mi va a seconda. —

Ugo scrollò le spalle un po' infastidito di questo complimento, e la Giulietta si fece di porpora. Ma Alberto, da buon marito, non vi pose mente, e fu per tutto il giorno d'una festività insolita ed esemplare, manifestata in ispecial modo nella disinvoltura, con cui lasciò mettere in canzone da Ugo i suoi difettucci d'erudito. E in Ugo, si vedeva a mille miglia, l'allegria non era mica di schietta lega. Mordace per indole, egli condiva in quella occasione i suoi frizzi con qualche granellino di dispetto. Bisogna scusarlo. Certo egli si era levato con onore da una grande difficoltà, certo egli doveva, per esser imparziale seco medesimo, confortarsi nel plauso della propria coscienza; ma via, siamo sinceri, alla sua età le non son già quelle le vittorie che si accolgono con entusiasmo. A quella guisa che le città non fanno luminare per ricevere un esercito, il quale si sia ritirato spontaneamente da un assedio ingiusto, i giovanotti di venticinque a ventisei anni non menano troppo scalpore d'un'avventura lasciata andare per riguardi di moralità. Malissimo, direte voi, e avrete ragione; ma il mondo è così e non si cambia.

Si accomiatò da Giulietta con una cordialità senza affettazione e con un riserbo senza imbarazzo. Aggiunger parole sarebbe stata una goffaggine, e nè dall'una parte nè dall'altra si fece allusione all'accaduto.

Però Ugo lasciò scorrere parecchi mesi prima di rivedere i suoi amici, per quanto Alberto lo sollecitasse con lettere frequenti, e si maravigliasse del suo strano contegno. Finalmente, non senza peritanza, cedette all'invito. Alberto era sempre lo stesso; espansivo, affettuoso, ma in pari tempo pieno di sè e de' suoi studi e della sua crescente riputazione, e beato di poter lasciare sdrucciolare fuori delle tasche del soprabito o dei calzoni le lettere degli uomini illustri che mantenevano seco una corrispondenza epistolare. Giulietta invece appariva grandemente mutata. Forse ella era meno florida e men bella di prima, ma una calma più soave le si diffondeva sul volto; forse il suo sguardo era meno affascinante, ma più fermo e più sicuro. Si capiva ch'essa non ondeggiava più fra cento immagini vaporose e sfumate, ma mirava invece a una mèta, a uno scopo.

Stava assai di rado nel suo antico salottino e invece soleva trattenersi lunghe ore nello studio di Alberto che oramai aveva bisogno di lei. E quello studio aveva cangiato interamente aspetto. Non v'era più lo spaventevole disordine del tempo addietro, nè le sedie con le gambe all'aria, nè i libri sparsi in confusione sul tavolino come le rovine d'una città devastata, nè la parete tutta piena di macchie d'inchiostro. Un occhio attento, una mano discreta avevano saputo riparare a questi guai, e rimettere i libri nei loro scaffali, e ridar pace e simmetria alle sedie, e regolare i bruschi movimenti della penna di Alberto, che quando si trovava fra le sue dita aveva un fremito nervoso e mandava spruzzi d'inchiostro da tutte le parti. Insomma in quella stanza si sentiva il soffio vivificatore della donna.

E la donna c'era; raccolta, composta, per lo più taciturna, quantunque serena; ella era lì aiutando suo marito senza ostentazione e senza pedanteria, e assegnando a sè una parte femminile e modesta: quella del buon angelo della casa. Il suo ingegno naturalmente perspicacissimo s'era nudrito di nuove cognizioni vivendo in quell'atmosfera di studî; ma ella non lo lasciava parere, e nulla aveva perduto della semplicità d'una volta.