Allorchè il mio amico fu per prender congedo, Alberto gli strinse la mano, e gli disse:-Fra sette mesi ci sarà una persona di più in casa nostra. Ricordati che tu devi esser padrino al neonato.-
Ugo esitò un istante, ma quando s'incontrò nello sguardo tranquillo e sicuro di Giulietta capì che il passato era svanito per sempre, che quel cattivo quarto d'ora non sarebbe mai ritornato. Se la sua vanità ne fu punta, la sua coscienza ne rimase più tranquilla, e rispose di sì.... Ah! cara Anna, ma se non ci fosse stato quel raggio di sole?... Oh! nel corso della sua vita ormai lunga e volgente al suo termine, se sapeste quante volte l'amico mio si è fatta questa domanda; se sapeste quante volte egli ha benedetto quel raggio di sole che salvò lui dalla colpa e una cara persona dall'onta, che gli permise di guardare l'amico suo senza vergogna e di stringergli la mano senza rimorso! —
La signora Anna, ch'era stata silenziosa ed immobile per alcun tempo, si scosse, e disse con una certa commozione: — Ma al vostro amico non è mai venuto in capo che la virtù di quella donna potesse resistere anche senza l'aiuto d'un raggio di sole? Egli la stima sì poco da voler ascrivere a un caso fortuito s'ella non macchiò il suo onore, s'ella non tradì la sua fede?
— Cara Anna, — rispose il signor Maurizio, — voi avete nella vostra piccola biblioteca un romanzo ch'è tra i più belli che si pubblicassero in questi ultimi anni. Monsieur de Camors. Rileggetevi l'episodio della signora Lescande, buona, vereconda, tenerissima di suo marito, eppur così miseramente caduta. Non sempre la purezza dell'animo e la severità dei principî bastano a salvare la donna, che è tanto meno preparata alla difesa, quanto più è inconsapevole del male. La donna sregolata cerca la colpa, ma s'avvede quand'ella viene; la donna onesta la fugge, ma non riconoscendo nè gli aspetti ch'ella riveste, nè le sorprese ch'ella prepara, la incontra talvolta per via, allorchè stima d'esserne le mille miglia lontana. Date per compagna alla virtù una operosità feconda e contenta di sè, e ne avrete fatto una ròcca inespugnabile.
— Or via — disse la signora Anna con un garbato movimento del capo, e prendendo la mano al suo interlocutore — or via, gettiamo la maschera. Voi avete voluto darmi una lezione rifacendo, un po' a vostro modo, una storia di quarant'anni addietro. La mia memoria è meno felice della vostra, e vi confesso che molti degl'incidenti da voi narrati, o mi sono sfuggiti, o non mi sembrano d'una scrupolosa esattezza. Nondimeno la lezione io me l'era meritata, e ve ne ringrazio. La Giulietta, di cui parlate, può aver avuto un momento di debolezza, ma non ebbe e non avrà mai difficoltà di confessare i propri errori. La Dio mercè, essi non sono di quelli che hanno bisogno d'esser ravvolti d'un pietoso mistero. Ella non si rammentava d'essere stata salvata da un raggio di sole, ma si rammenta bensì che non trovò la pace dell'animo, finchè non diede uno scopo alla propria esistenza, un sicuro indirizzo ai propri pensieri. È vero, Maurizio; sotto la vostra buccia di scettico si nasconde un animo nobile ed elevato, e non è la prima volta ch'io debba far tesoro dei vostri consigli. È vero, i pericoli che minacciavano Giulietta quarant'anni fa, minacciano forse oggi Evelina, e non tutti gli uomini possono aver la lealtà del vostro Ugo....
— Dite piuttosto che non sempre capita un raggio di sole così a proposito.
— Non ischerziamo: lasciatemi creder piuttosto che i due personaggi del vostro racconto avevano entrambi abbastanza virtù da arrestarsi sull'orlo del precipizio....
— Ma di che diamine andate discorrendo da mezz'ora a questa parte? — uscì a dire il professore Everardo, che aveva chiuso in quel punto una sapientissima dissertazione sull'habeas corpus inglese, e che finalmente stava per alzarsi dalla seggiola.
— Oh bella, — rispose sorridendo il signor Maurizio, — si discorreva d'un milione di cose. E si diceva, oltre al resto, che il marito della tua nipote ha un grandissimo torto.
— E quale, di grazia? — soggiunse Everardo avvicinandosi.