S'alzò da sedere, si mise a camminar per la stanza mandando sospiri che erano muggiti soffocati. Il cuore gli andava via dal petto. Mai come ora il desiderio del ritorno, l'amore della patria lontana l'avevano tormentato. E non era l'amore della grande patria, non dell'Italia, ma della piccola patria, del paese natio all'ombra del Gran Sasso. Ombre, ombre lontane, lontane nella memoria e di là dall'oceano, lasciate a dodici anni per l'ultima volta e non viste più con gli occhi del corpo, ma che ritornavano sempre dinanzi a quelli dell'anima! Ombre del Gran Sasso, del paese e del padre e della madre! Qual forza era in loro che giungevano di sì lontano, gli s'attaccavano al cuore e glielo tiravano via come se fossero state catene di ferro?

E come se ora il costruttore avesse dovuto in una volta sola ripatire tutti i dolori della sua vita, a una a una gli ritornarono in mente tutte le occasioni in cui più era stato ripreso dall'amore del suo paese e dal desiderio del ritorno, durante gli anni del suo feroce esilio. La prima volta era stata quando gli era morto il padre, ma egli allora giaceva malato in una città dell'alto Brasile. E dopo qualche anno gli era morta la madre ed egli a lungo, a lungo, a lungo aveva sentito acuto il desiderio di rivedere il sepolcro de' suoi, la casa paterna, il paese, ma anche questa volta era riuscit'a soffocar quel desiderio lavorando. Lavora, lavora, lavora! Più le ombre lontane gli tiravano via il cuore, e più esso lavorava. E a forza di lavoro recuperava la padronanza su di sè. Egli portava nel lavoro lo stesso impeto, lo stesso furore che in tutt'il resto. A poco a poco il desiderio del paese natìo era ucciso, tornavano i giorni ordinarii, quando il lavoro rapiva a ogni altra cosa.

Ma poi era rimpatriato per sempre il primo de' fratelli minori, quegli che aveva lavorato di più con lui nel Brasile, era rimpatriato lasciando lui a lavorare ancora. Ed egli ne' giorni che avevan preceduto quella partenza, aveva concepito contro il fratello un malo animo d'invidia e d'ira accusandolo dentro di sè d'egoismo, perchè se n'andava e lasciava lui. E quando sulla nave che stava per salpare, l'aveva abbracciato per l'ultima volta, se non fosse stato fratello, per la disperazione di non poterlo seguire, l'avrebbe stritolato fra le sue braccia. E a lungo, a lungo poi, i giorni dopo, seguendolo con l'immaginazione per la via dell'oceano era tornato e tornato a perdere gli occhi sull'ombre lontane, men d'un'ombra d'un'ombra giù giù in fondo alla memoria dove stavano le reliquie dell'infanzia. Ma lavora, lavora, lavora! Anche questa volta aveva recuperato la padronanza su di sè e di nuovo la furia del lavoro l'aveva rapito via.

E dopo qualche anno era partito un altro fratello e poi un altro. E le catene di là dall'oceano avevano tirato sempre con più forza, ma il costruttore aveva lavorato.

Ora però quella notte partivano un'altra volta tutti i fratelli insieme, i genitori tornavano a morire? Quando era morto il padre, il figliuolo non aveva desiderato tanto di rivederlo. E quando era morta la madre, il figliuolo non aveva desiderato tanto di ristringersela al petto. Eppure non aveva mai dimenticato l'ultimo abbraccio che aveva ricevuto da lei a dodici anni. Il fratello maggiore voleva troncar gli addii respirando già il libero mare e il mondo ignoto; ma la madre serrandosi più forte al petto il frutto ultimo delle sue viscere aveva detto all'altro: — Lasciamelo un momento ancora! — Ma ora, quella notte, l'emigrante del Gran Sasso desiderava di rivedere il paese natìo come non l'aveva desiderato mai nessun'altra volta.

A un tratto s'illuminò di nuovo e gli parve che i genitori resuscitassero, che i fratelli gli ricomparissero davanti. S'illuminò di gioia l'emigrante, perchè un momento aveva deciso di partire. Ma con chi sarebbe partito?

Si ricordò di quello che era successo la sera: la patria grande, l'Italia, stava in guerra, il Buondelmonti e tanti, tanti altri italiani sarebbero partiti per offrirle la vita. Ed egli aveva soltanto pensato ad appagare il suo cuore, a tornare al paese natìo? Era dunque rimasto sempre l'emigrante del Gran Sasso com'a dodici anni, quando il paese natìo, anzi la casa paterna, era tutta la patria? E tutto, tutto aveva potuto far nel Brasile, imparar tante cose, ingentilirsi, sviluppar tanti doni che gli aveva dati il Signore, ma un solo germe no, uno solo, il germe dell'amor di patria, questo solo no? Così era avvenuto e riconoscendolo, l'emigrante rimase ore e ore seduto a tavolino rassomigliando nell'abbandono del corpo e in tutto l'aspetto a chi è atterrato da una catastrofe e tocco nel cervello. Esso sentiva rimorso del suo lavoro. Aveva lavorato, lavorato, lavorato, il lavoro era stato tutto per lui, al lavoro esso aveva sacrificato l'amor di patria. Tutto il lavoro era stato fatto nel suolo straniero, per elevarsi esso aveva dovuto profondar tutte le sue radici nel suolo straniero. Se così non fosse stato! Se avesse dat'ascolto al suo cuore la prima volta, la seconda volta, tutte le volte! Egli avrebbe conosciuta l'Italia, avrebbe conosciute tutte le sue città! E avrebbe amata l'Italia, la patria grande, l'avrebbe amata di più, tanto di più del suo paese natìo!

Si levò finalmente in piedi. Dalla finestra appariva l'alba, ei guardò fuori, vide giù nel piano il mare e qualche nave, si immaginò che una fosse per gli italiani che partivano, si ricordò ancora e volse gli occhi verso un punto dov'egli da se medesimo s'era costruito il sepolcro per quando sarebbe morto. Così da se medesimo s'era detto avanti tempo e per sempre: — Tu non tornerai! — E aveva deciso di dormire nella terra straniera.

Si ricordò ancora, si ricordò di Bruna, andò, s'accostò alla porta, sentì il respiro della giovinetta che dormiva, guardò dalla porta, entrò, vide che essa sotto le coltri giaceva sul fianco tutta raggomitolata, selvaggia e chiusa come nella sua vita, con tutti i capelli buttati sulla gota, simile al naufrago che l'onda lasciò sull'arena del lido. In piedi, accanto al capezzale rimase a contemplarla e le parlò col cuore dolente. Sarebbe almeno lei tornata? — Tornerai almeno tu? Oppure anche tu dormirai sola con me fino alla resurrezione delle nostre anime? Tornerai almeno tu, oppure io e tuo padre, scellerati, quando partimmo dal nostro paese tanti anni prima che tu nascessi, prendemmo con noi anche la tua sorte e poi la gettammo in fondo al mare? La sorte del tuo dolce ritorno, creatura del nostro sangue, più dolce del tuo anello nuziale, se anche questo non ti mancherà un giorno? — Così ei diceva nel linguaggio del suo cuore che amava più di quello d'un padre. Si chinò e per non svegliar la giovinetta toccò un lembo della coltre, si portò la mano alle labbra e si baciò le dita con un gesto nato dal più profondo del suo essere dov'erano ancora le radici de' consanguinei lontani.