All'alba Piero Buondelmonti sentendosi già nella chioma il vento del lago romano, si mise a parlare ai compagni per celebrar quello che avevano e quello che avrebbero fatto.
— Voi — incominciò a dire — avete dato il buon esempio alla patria. Siete pochi, ma il vostro ritorno ha un grandissimo significato, perchè voi, amici miei, partiste emigranti e tornate combattenti. Cioè, avete fatta in piccolo, ma prima di tutti, una cosa che fatta in grande cambierà le sorti della nostra patria. E perciò per parte della nostra patria voi siete meritevoli di gratitudine. Tutte le generazioni avvenire d'Italia vi dovranno essere grate. Perchè se l'Italia vincerà questa guerra, riprenderà animo e si rimetterà per le vie de' suoi padri. E allora quelli che verranno, non avranno più bisogno di fare quello che avete dovuto far voi, d'emigrare in terra straniera, armati soltanto delle braccia e di pazienza, ma potranno emigrare nelle terre che la patria si sarà conquistate. Allora l'Italia non sarà soltanto dov'oggi è Italia, ma sarà dovunque saranno italiani com'oggi è Inghilterra dovunque sono inglesi. E allora gli italiani non parleranno più la lingua dei loro padroni, ma parleranno la loro lingua. Allora, anche quelli che verranno, faranno ciò che voi fate, torneranno per combattere nelle grandi guerre della patria, ma in molti e non in poche centinaia come voi, in molti com'è oggi degli inglesi i quali quando ne abbiano bisogno, possono muovere e radunare da un continente a un altro e da un oceano a un altro interi eserciti come corpi d'un esercito solo. E allora, come voi fate, altri torneranno, e non per combattere, bensì per ammirare le opere di bellezza con le quali la patria si sarà glorificata nel nuovo impero come già nell'antico. Le città che ora sono antiche, splenderanno dinanzi agli occhi di coloro i quali torneranno un giorno, più antiche e più venerande, veri santuarii delle stirpi, e altre ne saranno sorte, egualmente belle e immense. Allora ovunque saranno, gli italiani sentiranno parlare con riverenza della loro patria perchè questa sarà di nuovo capo del mondo, sarà capo d'un mondo che avrà superato in vastità, velocità e potenza questo nostro moderno di quanto esso ha superato l'antico. Voi, cari compagni, siete un pugno d'uomini e un giorno foste poveri emigranti delle braccia e della pazienza, ma avete il merito d'essere stati i primi a dare il buon esempio.
Così parlò il Buondelmonti e la voce gli tremava fortemente. Ma ancora si rivolse al giovane straniero che tornava per combattere con gli italiani, e mettendogli una mano sulla spalla incominciò a celebrargli la patria.
— Tu poi — gli disse — se vivrai dopo la guerra, vedrai le belle città! E innanzi d'ogni altra l'eterna Roma, l'augusta madre delle nazioni, Firenze, madre di genii, e Venezia che concepì nel fango e partorì un sogno orientale! E altre e altre che quando le vie scorrevan sangue, furon lavorate dagli artisti, tutte quante finamente come un gioiello, e dove le torri crebbero molto più gigantesche delle palme nella tua Rio de Janeiro e ora quelle che restano in piedi hanno preso il colore dell'oro nei tramonti della nostra patria! E vedrai altre città che portano in cima in cima alle montagne e alle rupi le reliquie delle stirpi antichissime e tutte quante scomparse innanzi ai vasti piani ondeggianti dove da millenni e millenni si rinnovano ad ogni stagione le viti e il grano! Vedrai città che cantano sulla riva del mare inebriate di sole e di malinconia, che cantano cantano una canzone d'amor carnale e appassionato! Sentirai il canto italiano su labbra italiane sotto il cielo italiano! Sentirai alle sue sorgenti il linguaggio che attraverso tanti secoli e tante fortune di popoli e tante loro mutazioni e peregrinazioni è giunto fin laggiù dove tu sei nato! Vedrai il riso del bel paese, i lineamenti delle cose ben proporzionate nell'aria leggiera, vedrai ale di mare gettate sulla terra, ale di terra gettate sul mare! Vedrai colline senza palme ma alate come la tua divina Gloria, isole dei laghi leggiadre come la tua isoletta Fiscal, isole del mare che hanno per sposo il sole, isole ardenti e tutte profumate di fiori d'arancio in mezzo al mare! Vedrai festoni d'isole lungo lungo l'Italia, dove volò l'Aquila e passeggiò il Leone, le vedrai, se torneranno nostre dopo la guerra! Vedrai, vedrai e amerai amerai la patria lontana!
Così disse il Buondelmonti con voce tremante.
Dopo poco il capitano della nave gridò dall'alto:
— Siamo nel Mediterraneo!
Si levò dai quattrocento petti una sola voce:
— Italia!
Poi fu silenzio.