La signora alzò gli occhi e vide che il giovane aveva la faccia tutta contenta, le due rughe gli saltavano sul naso dal piacere. Allora la signora gli disse:
— Lei va a nozze, vero? Va a nozze quando può mettere in ridicolo qualcosa di sacro.
E aggiunse:
— Già per Lei non c'è nulla di sacro.
— Infatti....
Rispose il giovane e fece una smorfia che non esprimeva nulla.
Dopo di che sopraggiunse il Buondelmonti e si mise a raccontare com'era avvenuto il ferimento. Uno spagnuolo aveva accusato un napoletano di averlo derubato; s'era accesa la rissa, si trovavano dinanzi alle cucine, il napoletano era balzato dentro, aveva afferrato un coltello e menato il colpo. Mentre così raccontava, Piero guardava sempre in giù fra gli emigranti, dritta la persona alta e complessa, spirando ancora la fiamma d'un fuoco interno dalla bellissima faccia tutt'ombrata da una selva di capelli castani. Ei concluse:
— Ho parlato loro della viltà di chi ferisce un inerme.
E pareva che egli pure ardesse ancora di combattimento. Giovanna al solo vederlo si era sentita rianimare, la gioia della mattina le rinacque nel cuore. Volò alla sponda della nave e chinò verso il mare il leggiadro capo dal profilo greco su cui il nastro granato palpitava a una bava di vento. Sotto il cielo puro il mare multicolore e mutevole andava calmandosi. Il mare aveva vasti campi azzurri e qua e là nereggiava del nero d'azzurro o di verde, e verso l'orizzonte aveva cinture di lilla carico biancheggiando per tutto di spume. E il cielo aveva soltanto aliti di nube che vagavano per la sua volta, e s'immergeva nel mare con un piè d'orizzonte lindo. Venne il tramonto, venne la notte; nella notte l'«Atlantide» arrivò a Dakar nella colonia francese della Senegambia.
A giorno il professore Jacopo Axerio operò l'emigrante ferito, e il Buondelmonti e un altro passeggiero chiesero di poter assistere all'operazione. I due estranei tenendosi in disparte stavano attenti ad ogni atto del professore il quale aveva un fremito di gioia dentro la barba mentre si metteva il grembiale bianco e i guanti bianchi. L'uomo era stato spogliato, disteso sulla tavola, legato a' piedi, addormentato, volto di fianco, e l'infermiere e un marinaio gli tenevano fermi piedi e polsi. Il professore s'accostò con le braccia nude, bianchissime, coperte di pelo nero, muscolose, si curvò, tagliò al labbro della ferita, tagliò dritto, poi voltò ad angolo, scoperse il grasso, fu dentro. Il Buondelmonti gli si fece alle spalle e allungò il collo per vedere dentro il petto umano, ma non vide nulla; vedeva le mani del professore con i guanti bianchi tutti sangue continuare a tagliare, mettere delle pinzette ai labbri del taglio, e il medico di bordo che gli stava al fianco, asciugare via via il sangue con dei pezzi di velo. Gli atti delle mani che operavano, erano sicuri, rapidi, ma parevan lenti tanto eran calmi. Non vi eran più se non quelle mani e i due occhi fissi sopra, sicuri e calmi. Apparve un osso, fu scarnificato, resistette al taglio della forbice, l'uomo mise un orrendo fiato sotto la maschera del cloroformio, si torse tutto sul fianco, era una costa. Dopo qualche momento il medico di bordo disse al Buondelmonti sottovoce: