— Guardi, guardi! — gridò a un tratto la signora Axerio a Filippo Porrèna.

Proprio sotto il parapetto una donna s'avventò contro una ragazzetta e l'addentò a un braccio arrovesciandole addosso tutti i suoi capelli disfatti, e altre donne le quali sedevano intorno, glie la tirarono via a fatica di sotto ai denti e ai capelli. La signora Axerio e il Porrèna sporsero in giù gli orecchi, e allora la donna scagliandosi in su con le braccia, col collo, col busto contro di loro, gridò in siciliano:

— È la creatura mia! È la creatura mia!

I denti bianchi le luccicavano tra' crini neri. S'avventò di nuovo, perchè la sua creatura era cattiva, ed essa voleva mangiarla a morsi. Il demonio della rissa continuava a infuriare in basso. Altrove altre madri allattavano i loro bambini. Il Porrèna ne accennò una alla signora Axerio e rivolgendosi per ischerzo allo stesso lattante andava ripetendo:

— Succhia, caruccio, vuota quel sacchetto di cenci, succhia tutta mammà!

Il lattante infatti stava in braccio alla donna e pareva un morticino, perchè per l'avidità di succhiare non dava segni di vita. Ma si vedeva un po' della mammella materna fuor della veste, sopra la testa del bambino che stava attaccato al capezzolo. La madre sedeva sopra una seggetta e si teneva il figlio sulle ginocchia; aveva sulla faccia e nella persona i segni della miseria e dello sfinimento e girava di tanto in tanto gli occhi vagamente, come se si sentisse davvero vuotar dentro da tanto tempo senza requie; e il figlio succhiava sì fermo alla mammella da parer proprio che avrebbe succhiato tutta la madre.

La signora Axerio vedendo tali cose si sentiva il cuore peso di tristezza e continuava a restare con le braccia appoggiate al parapetto e il viso chino. Finchè giù presso al boccaporto di prua gli apparve Piero Buondelmonti tra alcuni emigranti i quali seduti per terra stavano ad ascoltarlo attentamente. Altri poco discosto giocavano a carte e altri dormivano sdraiati sull'impiantito con le braccia e le gambe negli abbandoni più scomposti, e donne e uomini erano mescolati insieme e fra quella confusione di membra abbattute apparivano qua e là i resti del pasto di due ore prima, pane e legumi per terra, e apparivano da per tutto ragazzi e ragazzette più abbattuti degli adulti, attediati dalla navigazione e travagliati dal mal di mare. Già anche la memoria del ferimento pareva cancellata.

La signora Axerio senza distogliere gli occhi dal Buondelmonti disse al Porrèna:

— Lei, signor Porrèna, non vede la madre che allatta, ma il bambino che succhia troppo avidamente. Lei, ecco, è proprio l'opposto del signor Buondelmonti. Il signor Buondelmonti ha un gran cuore! E Lei punto. Lo guardi laggiù come parla a tutti e tutti gli parlano! Sono i suoi nuovi amici. Si fa raccontare la loro vita, i loro disegni per l'avvenire ignoto, dà loro dei consigli, vede in tutti, anche nell'ultima abiezione, una nobile forza da rialzare, da indirizzare a uno scopo. Io stessa so di loro, perchè lui me li mostra di quassù, da questo medesimo punto, tante volte, i suoi nuovi amici, mi racconta quello che essi gli hanno raccontato, me li fa amare. Guardi come accorrono a sentirlo! Parla davvero. Accorrono da tutte le parti! È una turba!

— E non Le ho già detto — rispose il Porrèna — che il signor Buondelmonti e il professor Axerio sono due uomini di fede? Tutti e due, l'uno in un modo e l'altro in un altro, hanno una robusta fede nei destini del genere umano.