— Ho un gran torto verso di Lei....

Ma Piero fece l'atto di metterle una mano sulla bocca, e la sua faccia raggiava di gioia.


Anche Giovanna amava. Sino dal momento in cui Piero aveva lasciato il suo salotto senza che essa gli stendesse la mano, le era caduta la benda dagli occhi, il rancore dall'anima, e s'era ritrovata col suo amore nato sull'«Atlantide». S'era ritrovata in ogni parte della sua anima l'uomo del quale non aveva potuto sostenere la vista e che aveva allontanato da sè per sempre. Essa amava e diceva: — Che ho fatto! — E tutto il male che sino a quel momento aveva pensato di lui, era sparito e una sola cosa era rimasta: egli amava. E Giovanna diceva: — Che ho fatto di lui? — E nutriva il suo amore dei pensieri più appassionanti, de' pensieri di pietà per l'uomo che essa amava. — Che ho fatto, che ho fatto di lui? — E nutriva il suo amore del suo rimorso. Giovanna lo rivedeva andarsene umiliato ed essa lo aveva umiliato e non gli aveva steso la mano; egli soffriva chi sa quanto, lontano da lei, perchè lei gli aveva detto: — Morta per sempre! — E perciò il rimorso non le dava requie. Colpevole e pazza si chiamava e avrebbe voluto rivederlo e non osava scrivergli. Ma voleva almeno saper qualcosa di lui e domandava al marito ogni sera:

— Chi hai visto oggi?

E insisteva:

— Ma d'italiani?

Il marito non aveva mai rivisto Piero Buondelmonti, nè altri lo avevano più visto. Essa domandava lo stesso a Bruna, senza fare il nome di lui; la sera andava spesso col marito da Lorenzo Berènga e dentro di sè cercava il modo di domandare lo stesso anche a lui. Ma nessuno aveva più visto Piero Buondelmonti. Sicchè essa cominciò ad aver paura che fosse partito e se lo immaginava in viaggio di ritorno per l'Italia e si ricordava dell'altro viaggio che avevan fatto insieme come d'una felicità perduta, morta per sempre. Perchè non ne aveva goduto di più di quella felicità? Perchè non vi s'era abbandonata? Perchè quella notte non gli aveva risposto: — A Rio de Janeiro, sì, sarò tua, prendimi ora fra le tue braccia? — Per tutto un giorno portò dentro di sè quel ricordo; per tutto un giorno pensò di essere fra le sue braccia, sentì dentro di sè la donna nuova e il nuovo amore di cui aveva avuto il primo indizio con spavento quella notte all'improvviso. Andò tutto il giorno per la casa e per il giardino fuori di sè, a capo basso, mettendo le mani sugli oggetti, rompendo le foglie delle piante senza accorgersene. A un tratto un animo le disse: — Scendi in città: lo rivedrai. — Come se volasse al convegno, si vestì in fretta e furia, certa che l'animo non l'ingannava, scese in città, tornò tardi e la notte non fece altro che piangere, perchè non avendolo rivisto le pareva come se fosse morto. Tanto che il marito essendo fuori il giorno dopo per le sue faccende e accadutogli di ripensare a lei si domandò dentro di sè: — Che ha quella donna? Bisogna le parli. — E poi se ne dimenticò occupato d'altro. Finchè Giovanna una volta rivide Piero in lontananza e ci mancò poco non le uscisse il cuore dal petto. Avrebbe voluto sparire sotto terra e il cuore le usciva fuori del petto dalla gioia. Dopo però, i giorni seguenti, un animo cominciò a dirle: — E tu credi che ti ami ancora? Tu credi che ti basterà di rivederlo e di chiedergli perdono perchè ritorni quello di prima? Ma ti odia e ti disprezza! Peggio! A quest'ora s'è dimenticato di te! L'hai voluto! Tu sei veramente morta per lui! — E non riusciva dentro di sè a veder quell'uomo tornare a sorriderle ancora e mostrarle ancora un segno d'amore.

Un giorno il marito disse a Giovanna:

— Ho scritto anche al Buondelmonti perchè non manchi alla festa dell'«Operaio Italiano».