E scagliò la barba contro la porta, gli zigomi irti e pallidi come due mozziconi di ceri. Qualcuno entrò con un dispaccio. Sua eccellenza annunziava che s'eran fatte le ricerche ma invano: per tutti gli alberghi della città non esisteva traccia d'una signora italiana giovane giunta il giorno avanti, sola, nella quale si potesse supporre la signora Axerio.

Così la moglie gli sfuggiva dalle mani.

Ma esso gridò dentro di sè:

— La ritroverò io!

Si ricordò delle ultime parole di sua eccellenza:

— Forse qualche amica potrebbe conoscere il suo rifugio.

Risentì la beffa. Gli vennero in mente più nomi. A un tratto, come lampo che scoppia di notte, fu presente al suo spirito il Buondelmonti, e subito l'Axerio si ricordò d'una cosa che era successa sere prima quand'erano stati insieme al Corcovado. Si ricordò che in tutt'il tempo Giovanna e il Buondelmonti avevano parlato soltanto fra loro; anch'allora l'aveva notato, un momento che que' due eran rimast'indietro, ma subito s'era distratto e non ci aveva pensato più. Subito si ricordò anche che la moglie una volta a tavola l'aveva difeso, la volta che erano stat'insieme sulla cupola del palazzo costruito dal Berènga. Egli n'aveva parlato male e la moglie l'aveva difeso dicendo:

— Il signor Buondelmonti non è così. E del resto è amico tuo e mio e mi dispiace sentirlo trattar male come tu fai.

E quand'egli le aveva dato di sciocca, essa aveva ribattuto:

— Ti ripeto che il signor Buondelmonti non è così. Lo conosco meglio di te. È una grande anima.