Questi lo ricevè nella biblioteca dove l'aveva ricevuto la sera che il giovane era andato da lui a cercar forza contro la sua passione. C'era anche la nipote Bruna, in piedi accanto allo zio che stava seduto al tavolino. E quando i due uomini ebber cominciato a conversare, Bruna discostatasi si mise a girar pian piano intorno alla stanza, rasente agli scaffali dei libri, col viso verso il Buondelmonti, guardandolo come quei che scruta. Poi uscì per una porta. Allora accortosi della sua scomparsa lo zio disse al Buondelmonti:

— Quella figliuola lì.... Le dirò che cosa fece. Quel giorno.... quel giorno, sa.... avevo osservato che parlava anche meno del solito. Non parla quasi mai, ma le qualità del padre in lei son come i tesori nascosti sotto terra. Ha il nostro cuore. Il nostro sanguaccio nelle sue vene ha preso fuoco.... Anche lei è sola, e perciò quasi non ha linguaggio. Dunque, avevo osservato che girava, girava per la casa con la testa bassa.... E a un tratto la vedo sparire come ha fatto ora. Io credo che Dio m'abbia fabbricato di ferro rugginoso, ma il mio cuore è debole per quella creatura, e quando la vedo sopr'a pensiero, mi porta via a tutto. Dunque anche quel giorno la cerco e la scopro sotto la pergola in fondo al giardino che leggeva un giornale. M'accosto, le prendo il giornale. C'era la narrazione della catastrofe. Allora le dissi: — Sai chi sono? — I signori arrivati d'Italia. — Io allora le dissi: — Ebbene, giacchè sai, manda de' fiori per il feretro. — Quella volta non mi spogliò il giardino, colse pochi fiori, ma li portò da sè, sola, senza dir nulla a nessuno. All'albergo non la volevano lasciar passare; passò. In camera, dove la poveretta era esposta, non la volevano lasciar passare; passò. S'accostò al letto, le aprì le palme, glie le ricongiunse sui fiori e tornò via.

Mentre il Berènga raccontava, l'altro piangeva, nè il suo dolore era stato mai così acuto, neppur la prima sera della Tijuca, quando lo stesso Berènga gli aveva detto che Giovanna era morta.

X.

I primi giorni d'Aprile i giornali di Rio cominciarono a pubblicare gravissime notizie d'Europa. L'incendio in Europa era stato acceso da' piccoli popoli del centro, e tutte le grandi potenze si levavano in armi, tra le altre l'Italia e il vicino impero. Le vecchie alleanze eran rotte, ne eran sorte delle nuove. Di giorno in giorno le notizie aggiunsero che in Italia c'erano stati gravissimi moti di popolo, che il vecchio governo era caduto e che aveva preso le redini della nazione con mani forti e con animo ardito un ministero composto di uomini nuovi. Aggiungevano il 10 d'Aprile i telegrammi che il popolo italiano era esultante, che la gioventù e gli studenti infiammavano l'esultanza del popolo e che il figliuolo di Garibaldi raccoglieva già volontarii.

Incontanente, lette queste notizie, Piero uscì di casa e il suo partito era preso: tornare il più presto possibile in Italia e se fosse scoppiata la guerra accorrervi.

Scendendo dalla Tijuca ripensava a Giovanna con un sentimento nuovo, tenerissimo e senza alcuna pena. Egli in Italia qualche anno prima aveva scritto un libro per porre in evidenza il valore etico della guerra e in questo libro aveva considerato la guerra come la grande vittoria della natura collettiva dell'uomo sopra la individuale. La guerra, il Buondelmonti aveva affermato, al pari della morte sopprime l'individuo, col divario che in essa l'individuo è sommamente attivo. Egli ora andava con la mente da questo libro a Giovanna e gli pareva di sentir dentro di sè la voce di Giovanna parlargli e dirgli: — Anch'io voglio che tu corra a dar la vita per la patria! Così, se anch'io feci qualcosa di male, sarà redento da te! E sarà la grande vittoria della tua coscienza già vinta dal nostro amore!

Giunto in città Piero corse al telegrafo e telegrafò al figliuolo di Garibaldi pregandolo d'accettarlo tra' volontarii.

E poi si diresse ad un'agenzia di navigazione e durante il cammino gli s'eran fitte in mente le immagini d'alcuni amici suoi d'Italia e d'alcuni discepoli e si raffigurava il loro animo. Si ricordava d'aver sempre nella patria lontana vissuto in un dissidio tragico fra sè e il di fuori, perchè quanto più la sua coscienza nazionale era stata eroica ed epica l'arte, tanto più intorno a lui la vita nazionale era stata vile. Nato con lui, sviluppato dagli studii storici, stava nel più profondo del suo essere l'istinto dell'eroico che è per le nazioni ciò che è per gli individui il seme generativo; e come senza di questo gli individui non potrebbero prolificare, così senza di quello le nazioni non possono creare civiltà. E sempre, quando quell'istinto s'era risvegliato dentro di lui e secondo la sua propria natura aveva cercato d'uscire da lui per incarnarsi nella vita collettiva, allora sempre era avvenuta la tragedia. Perchè esso aveva cercato d'incarnarsi in elementi esterni forti e generosi, corrispondenti alla natura sua, e la vita esterna che era intorno, non gli aveva offerto se non miseria. Esso, l'istinto dell'eroico nazionale, cercava cercava fuori di sè, come un affamato il pane, cercava le affinità eroiche in cui incarnarsi e propagarsi, e non trovava se non miseria e viltà. Questo il dissidio e questa la tragedia del Buondelmonti in Italia. Una volta il Buondelmonti aveva in un'opera immaginato alcun che d'eroico e tutta la gente ne aveva vilissimamente riso. Ma ora le cose eran mutate ed egli si raffigurava laggiù gli amici suoi. E si raffigurava gli uomini del governo abbattuto, le vecchie schiene smidollate e curve dinanzi all'interno e all'estero, estremi avanzi de' secoli servili, gli omiciattoli cupidi e inetti che erano stati tanti anni a capo della nazione per distruggere la nazione. Ora non più. Ora il Buondelmonti vedeva la patria liberata dal più abbietto de' servaggi ed esultava nel cuore per le vie della città straniera.

Sulla porta dell'agenzia di navigazione s'imbattè in alcuni italiani i quali pure avevan lette le notizie ed erano agitati. Si fermarono a parlar insieme, riaprirono i giornali, li rilessero, li discussero. Altri italiani passarono e si soffermarono. Passò qualche brasiliano che era da loro conosciuto; si soffermò, ascoltò le notizie, fece un augurio e se ne andò. Il Buondelmonti riprese la via e alcuni l'accompagnarono. Da per tutto incontravano italiani e ogni poco eran fermati o fermavano.