— Qualcuno, certo, avrà guidato i carabinieri.
Questione di vendetta.
— E i carabinieri, al solito si saranno vantati del bel colpo!...
— Il qual colpo — si capisce — non verrà loro contrastato dal vero feritore...
— Cosa vecchia!
Questi apprezzamenti si pronunciavano quà e là nei crocchi che si erano formati per le vie. Da tutti, però, non si udiva mormorare che una sola parola:
— Lu colciu![26]
E, per vero, l’arresto di Pietro Vasa aveva prodotto una dolorosa impressione nell’animo dei tempiesi. Egli non era ritenuto come un assassino volgare, ma bensì come un traviato dalla fatalità degli eventi. Tanto l’Antonio Mamia quanto il Pietro Vasa, erano due uomini rispettabili, d’ingegno non comune, di sentimenti generosi, e di un criterio ammirabile; essi però si erano lasciati trascinare da un eccesso di malintesa suscettibilità, alla quale non vollero, o non seppero opporre resistenza. I loro errori, più che a individuale debolezza, debbonsi ascrivere alla natura di quell’alpestre regione; dove il sole scalda, più che altrove, il sangue gagliardo che scorre nelle vene dei galluresi.
— Eccolo, eccolo! — fu gridato da tutti; e la folla compatta irruppe come un’onda scrosciante intorno al gruppo di armati che circondava l’arrestato.
In mezzo ai sei carabinieri veniva condotto il bandito. Era stato trascinato, a piedi, da Nuragheddu ad Aggius, e da Aggius a Tempio. Lo seguiva una folla chiassosa, irrequieta, pazza.