L’alba, col suo fioco raggio venne a battere allo spiraglio della bassa finestra che dava sul cortiletto. Gavina sentiva i passeri che cinguettavano sul tetto, e le pecorelle che belavano nell’ovile.

La punse il desiderio di balzare dal letto prima dell’ora, perchè voleva sorridere al giorno, voleva affacciarsi alla finestra per salutare la campagna, lo stazzo, i cari monti, il mare lontano; voleva bevere l’aria profumata di quei luoghi ch’erano stati la sua culla, il suo mondo, il suo paradiso.

Balzò dal letto, si vestì in fretta, e quasi discinta corse alla finestra.

Coll’animo trepidante e col cuore che parea volesse balzarle dal seno spinse al di fuori i due battenti per lasciare passare un buffo d’aria fresca ed un raggio di sole....

Ad un tratto impallidì; fece un passo indietro, e mandò un grido.

Stette alcuni minuti immobile, con gli occhi fissi col seno ansante, senza poter articolar sillaba.

Sul davanzale della finestra, che sporgeva al di fuori, c’era una piccola medaglia di rame attaccata ad un cordoncino di seta nera.

— Bastiano è morto!! — esclamò Gavina raccapricciando e afferrò con mano convulsa quella medaglia, che era bagnata di rugiada.

La fanciulla stette alquanto pensosa, e quasi istintivamente, la recò alle labbra mormorando:

— La mia medaglia! Non poteva qui metterla che lui solo!