E la fanciulla terse con una mano le lagrime, che scorrendo per le guancie le cadevano sul seno.

— Povero Bastiano! — ella mormorò scuotendo melanconicamente la testa. — Ha trovato modo di farmi sapere che non ha più bisogno di vivere! Un giorno me l’ha pur detto: «quando sarò stanco della vita mi strapperò la tua medaglia dal petto, e sarò sicuro di morire!»

Ad un tratto Gavina si scosse atterrita; e, quasi avesse commesso un delitto, corse al suo lettino, s’inginocchiò dinanzi all’ulivo benedetto e levando gli occhi al cielo esclamò:

— Perdonami, o padre mio, se in questo momento io prego per l’infelice che ti ha colpito! — Dio ce l’ha pur detto di perdonare i nostri nemici!

*

La sera di quello stesso giorno Gavina abbandonava il nido verginale dell’Avru per seguire lo sposo a Bortigiadas — e forse entrava nella stanza nuziale nell’ora stessa che il sordo-muto scompariva al di là di Cucurenza!

Resta solo a sapersi, se l’avviso del Gran tamburo lo abbia dato il diavolo, o uno dei tre misteriosi incogniti che abbiamo veduto alle falde del monte nero; oppure se Bastiano si sia tolto la vita precipitandosi nei crepacci del monte Crocetta, o nelle scogliere dell’Isola Rossa.

Chi lo sa? Mistero.

Il vecchio rettore d’Aggius — che assistette allo svolgimento dei drammi d’Aggius e di Bortigiadas, e dal quale ho attinto molti particolari della mia storia — chiuse l’orecchio ad ogni mia domanda quando gli chiesi la fine del muto.

Il buon vecchio chinò sul petto la rugosa fronte, e mi disse solennemente: