[4]. Lettera originale in data del 12 luglio, esistente nei R. Archivi di Stato e da me consultata. In essa leggesi: «Contro i perfidi pastori di Aggius perchè si usi il massimo rigore, senza remissione. Quella sciagurata gente è ormai arrivata al colmo dell’iniquità. Esauriti tutti i mezzi, rimane quello di ridurre in cenere quel villaggio, dividendosi gli abitanti in tante diverse popolazioni fuori della Gallura.»

Il Conte di Moriana morì a Sassari, e fu seppellito nella Cattedrale, dove vedesi il suo monumento, fatto eseguire dal re Carlo Felice.

[5]. La Mariangiola era tanto bella, che gli studenti aggesi la chiamavano per antonomasia l’Elena Sarda.

[6]. La similitudine in queste cerimonie, varia sempre; ora si raffigura la sposa ad una cara e graziosa agnelletta: ora ad una melodiosa capinera, ecc.. ecc. Talvolta è il padre dello sposo che si reca nello stazzo del padre della ragazza per cercare la pecorella smarrita. Il messaggero fa il giro della stanza per esaminare ad una ad una le donne che vi sono sedute, fa un grazioso complimento a tutte, ma dice: non è questa; finchè si ferma dinanzi alla sposa dicendo: l’ho trovata!

«Il chiedere per isposa una fanciulla sotto il velame della parabola — scrive il Bresciani — è tutto modo orientale. Nella Bibbia se ne trovano molti esempi. La moglie di Urìa viene raffigurata dal profeta Natan ad un’amorosa agnelletta perduta. — Sansone dà il nome di vitella alla sua sposa, ecc. ecc.»

[7]. Fra i poeti sardi estemporanei, i galluresi occupano per certo il primo posto; non v’ha chi li eguagli nell’egloga, nell’elegia e nella satira. Scrive il Bresciani: «In Gallura mi accadde di ascoltare egloghe mirabilissime, e poetar quei pecorari e quei caprari come i Menalca, i Melibei e i Titiri di Virgilio.»

[8]. È questa un’espressione assai frequente in bocca dei Galluresi, quando vogliono dire che non si recheranno dal loro nemico, se non per accompagnarne la salma al camposanto; e ciò alludendo all’usanza di tenere il berretto sotto l’ascella quando si fa parte di un corteo funebre, o religioso.

[9]. Si assicura, che difatti il Mamia avesse affidata la sua figliuola a vari suoi congiunti, i quali insieme ad alcuni parenti del Vasa, si portarono una mattina alla chiesa rurale di S. Pietro di Ruda (luogo prestabilito) dove sarebbesi pur trovato Pietro Vasa e donde si sarebbero tutti recati alla Trinità di Agultu per la celebrazione del matrimonio. Senonchè, arrivata sul posto la comitiva, invano attese per più ore l’arrivo di Pietro. E stavasi in pensiero, quando arrivò colà Michele Tansu per avvertire quelle rispettabili persone che Pietro Vasa si era assentato dal proprio stazzo fin dal giorno precedente, e che era inutile aspettarlo. Si può immaginare il furore di Mamia quando dai congiunti gli fu restituita la figliuola.

[10]. Dicesi, che ottenuto il certificato di stato libero, il Vasa, volendo maggiormente indispettire il Mamia, al affrettò a riconciliarsi col Pileri, indennizzando questi dei pretesi danni. Tanto nel tuo cuore era penetrato il puntiglio.

[11]. Questo fatto mi venne riferito dallo stesso prete, allora rettore della Trinità di Agultu.