[12]. Fu detto che il Tansu, in compagnia d’un altro, avessero tentato di sorprendere il vecchio, che stava seduto in un suo orticello, coltivato a fave. Andata a vuoto la scarica da loro fatta, il vecchio puntò il suo fucile verso i fuggenti, e uccise il Tansu. Onde più d’uno disse, che il Tansu si avesse procurata la morte da sè stesso.

[13]. La prefica improvvisatrice soleva essere d’ordinario la più giovine; essa teneva le lodi dell’estinto, e talvolta eccitava i parenti alla vendetta. Quest’usanza molto in voga nella prima metà del secolo, andò man mano decadendo, ed oggi è quasi cessata. Ben è vero però, che anche oggidì le madri, le sorelle, e i parenti che assistono ai funerali, prorompono in nenie, rammentando le doti dell’estinto.

[14]. La fontana dell’ampolla è sul Limbara; così chiamata perchè dicesi che immergendovi una bottiglia, questa si rompe sotto l’azione del gelo.

[15]. Anche l’uso di mettere i morti col piedi alla porta riscontrasi nei popoli orientali, come le nenie. Leggesi nell’Iliade d’Omero.

D’acuto acciar trafitto egli mi giace

Nella tenda co’ piè volti all’uscita,

E gli fan cerchio i suoi compagni in pianto.

[16]. Lu mè cori (Cor mio) Espressione molto abituale in Gallura.

[17]. Recipiente di sughero con lungo manico di legno, usato in molte regioni della Sardegna per attingere l’acqua dal tinello.

[18]. Arrumbà rocchi, oppure fusili, significa appoggiare al muro, in un’angolo della stanza, la cannocchia od il fucile; e siccome gli uomini galluresi non lasciano mai lo schioppo, e le loro donne stanno sempre in casa a filare, Pietro alludeva alla morte degli uni e delle altre, a seconda l’oggetto che loro appartiene.