[19]. Mi risulta da relazioni ufficiali, che gli omicidi commessi nelle inimicizie dei Vasa e dei Mamia ascesero alla rilevante cifra di 74, tra i consumati e i mancati. E si noti che i mancati furono pochissimi, poichè l’aggese (come suol dirsi) sa mettere la palla dove mette l’occhio.
[20]. La stessa notte del 26 maggio, l’Intendente Orrù aprì le sue sale a molte notabili persone, tra le quali al capi principali delle fazioni Vasa, Pileri e Mamia. Fu offerto uno splendido trattamento di vini e dolcerie; ed un pastore improvvisò una poesia di circostanza, la quale in pochi giorni corse sulla bocca di tutti, ed è tuttora viva in Gallura. Eccone la prima strofa.
Fistini Templu faci,
Faci festa la Gaddura:
E ca la paci assigura
Vera paci in cori senti,
Vivia, dunca, l’intendenti
Veru strumentu di paci!
[21]. Bastiano Tansu aveva una figura simpatica. Ecco il giudizio pronunziato dal giudice di Aggius, quando fu inviato in missione per trattare le paci con Pietro Vasa. Egli mi scrive: — Il famigerato bandito sordo-muto Sebastiano Razzu Addis Tansu, detto per antonomasia il terribile, era un bell’uomo che a prima vista affascinava: i suoi occhi esprimevano un’eletta intelligenza, da non resistere a lungo se si fissava: ed io, che prima non lo conosceva, devo confessare che mi sentii attratto verso di lui da un’irresistibile sentimento di simpatia, quantunque lo sapessi macchiato di sangue umano e non nego che mi spiacque la sua sordaggine e il suo mutismo, perchè non mi permettevano di appiccar discorso con lui.»
[22]. L’Inferno è una boscaglia ricca di quercie, elce, corbezzolo, scopa e diverse specie di legno ceduo; talmente fitta, da rendere quasi impossibile l’uscita a chi non ne conosca i laberinti. Fu il ricovero di molti banditi — e da ciò il nome datole d’inferno (L’infarru). È distante una mezz’ora dall’Avru.