I. Mariangiola

Fra le più notevoli persone d’Aggius, per censo, intelligenza ed onestà, primeggiava Antonio Mamia che, a buon diritto, godeva la stima generale. I consigli di quest’uomo probo erano ascoltati religiosamente e, difatti, era ritenuto come il più autorevole dei ragionanti e il più efficace dei paceri. Perocchè il giudizio del Mamia era inappellabile; ed anche il più caparbio dei litiganti avrebbe chinato con rassegnazione la fronte, ove il buon vecchio gli avesse detto: hai torto.

Il Mamia, che non toccava la sessantina, aveva due figli: Mariangiola e Michele — la prima sui diciassette, il secondo sui quattordici anni. Egli era un benestante: possedeva casa in Aggius, e parecchi stazzi nella regione di Vignola, dove passava una buona parte dell’anno, com’è costume di quasi tutti gli abitanti della Gallura.

Pietro Vasa apparteneva anch’esso ad una famiglia di benestanti, e godeva in paese fama d’uomo di spirito e di energia. Piuttosto basso di statura, e col volto adorno di una barba ispida e incolta, Pietro era tutt’altro che un bell’uomo; però sapeva cattivarsi la simpatia delle fanciulle, per la sua dolce parola, per la sua grazia, e per quella fierezza di carattere che piace tanto alle donne di quella regione, che, a buon dritto potrebbe chiamarsi la Svizzera sarda.

Era per raggiungere, o di poco oltrepassava i trent’anni e nutriva una particolare affezione per la sua vecchia madre, che teneva sempre con sè. La sua indole irascibile e le sue maniere alquanto ruvide gli avevano creato qualche inimicizia; ma chi poteva vantarsi di non avere nemici in Gallura? Le contestazioni erano colà sempre vive, ed il Vasa non era andato immune dai rancori, che possono dirsi indispensabili su quei monti di granito, dove il vivere fra le lotte diventa quasi una necessità.

Fra le altre, il Vasa era da qualche tempo in contestazione d’interessi colla famiglia Pileri; nè mai era riuscito a stabilire con essa un amichevole accordo. E la fierezza dei galluresi giunge a tanto, che, talvolta, essi rinunziano risolvere una questione, solo per non subire l’umiliazione d’essere i primi a proporre la soluzione.

Pietro Vasa si era invaghito di Mariangiola, la figlia di Antonio Mamia — una bella fanciulla, con la quale si era incontrato più volte in chiesa all’ora della messa, e al ballo che soleva farsi ogni domenica nella piazzetta del Rosario, o in quella poco distante dalla casa dello stesso Mamia.

La bella Mariangiola si era subito accorta delle occhiate languide e significanti colle quali andava perseguitandola Pietro; e, non solo se ne compiacque, ma non tardò a corrispondere alla corte di quel fiero ed energico innamorato.

Gli aggesi dell’uno e dell’altro sesso, che assistevano ai balli, in piedi, o seduti sulle soglie delle porte, seguivano attentamente la graziosa coppia che ballava la dansa con raccoglimento che tradiva le smanie amorose invano celate all’occhio dei circostanti.

Pietro e Mariangiola, con le strette di mano, e con le parole brevi e concitate, alimentavano quell’affetto, che ben presto divenne gigante.