Ma chi si arrogava il diritto di giudicarle?

Dio aveva dato al muto un’anima espansiva; ma l’aveva rinchiusa in un corpo privo d’organi, perchè non potesse manifestarsi. Dentro quell’involucro di bronzo l’anima doveva corrodere il cervello ed il cuore. — Il sordo-muto non poteva comunicare col mondo esteriore — nello stesso modo che gli uomini non potevano aver comunicazione con la sua coscienza. L’Orfeo della favola, che placava la tigre col suono della lira, non avrebbe potuto placare il muto di Aggius.

Dunque il muto era al disotto della belva.

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E cogli istinti della belva, temuto da tutti per la sua forza e la sua temerità, Bastiano aveva raggiunto vent’anni.

Era legato a molti parenti, fra i quali alla famiglia Vasa, una delle più notevoli di Aggius.

Nel maggio 1849 Pietro Vasa aveva invitato tutti i parenti alla cerimonia dell’abbraccio che doveva aver luogo nel suo stazzo della Trinità di Agultu. Fra gli invitati erano pure i fratelli Tansu, suoi cugini, e con loro il muto, per il quale aveva una speciale affezione.

Il Vasa si faceva sposo ad una bella e ricca fanciulla di sedici anni, della quale era innamorato da oltre sei mesi. Come prescrive l’usanza di Gallura, lo sposo voleva che tutti i parenti assistessero alla cerimonia dell’abbraccio, la quale non è altro che una promessa formale, o meglio la convalidazione del contratto nuziale.

Essendo la storia del muto collegata alla storia di questo matrimonio, che fu causa di molte sventure, lasceremo per poco il nostro protagonista per occuparci dei fatti che hanno dato origine agli avvenimenti sanguinosi che funestarono il territorio d’Aggius, dal 1850 al 1856.

PARTE SECONDA I VASA E I MAMIA