Questi fatti erano avvenuti nei mesi di marzo e di aprile del 1849. La primavera, che destava l’amore nella natura, aveva pur parlato alle anime di Pietro e di Mariangiola col suo arcano linguaggio. Senza andarsene, i due giovani avevano presentito il mistero della creazione.

Le due famiglie Vasa e Mamia, presi i dovuti concerti, stabilirono di comune accordo di solennizzare la così detta cerimonia dell’abbraccio in una bella giornata del prossimo mese di maggio.

II. L’Abbraccio

Dalla catena granitica dominata dalle punte dei monti Tumeu-Soza, Crocetta e Fralle, andando giù giù, fino alla spiaggia del mare, è un esteso territorio sparso di centinaia di stazzi, tutti appartenenti al paese di Aggius.

Gli stazzi di Mamia erano nella cussorgia di S. Maria di Vignola, poco distante dalla spiaggia del mare. Quelli del Vasa erano invece nella cussorgia della Trinità d’Agultu, parrocchia figliale istituita da monsignor Stanislao Paradiso nel 1813, per riguardo ai molti pastori stanziati intorno ad essa, distante circa tre ore dal paese.

L’abbraccio ebbe luogo in Vignola, nello stazzo Giunchiccia del Mamia.

Lo stazzo Giunchiccia si componeva di più stanze. Oltre quella da letto, ben fornita di mobili, vi erano: la stanza del focolare (dove la famiglia soleva raccogliersi per le faccende domestiche) e la stanza che serviva di magazzino per la provvista dei frutti e del grano, il quale si conserva nella luscia, specie di stoja di canne, ridotta a forma cilindrica. Eravi poi l’indispensabile stanza della manipolazione dei formaggi, con la macina, gli utensili per la salamoia, i secchioni o mastelle, delle pinte, le pelli, la lana, e le forme fresche di caccio, deposte sul graticcio del focolare per essere condensate.

Gli Stazzi più modesti non hanno che una sola stanza, dove sono raccolti tutti gli utensili qui sopra menzionati, nonchè la macina per il grano. Venuta la sera, i membri della famiglia, compresi i servi, si sdraiano sopra stuoie, pelli, sugheretti o sacchi, e dormono avvolti nel loro gabbano, o altro panno, intorno al tronco di quercia che arde sul focolare, il quale è scavato in mezzo alla stanza, ed è di forma quadrata.

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Era una bellissima giornata di maggio dell’anno 1849; e fin dall’alba si notava per il territorio d’Aggius un insolito movimento. Erano i parenti e gli amici degli sposi, che, a piedi o a cavallo, si disponevano a lasciare i loro stazzi per recarsi a quello di Giunchiccia per la cerimonia dell’abbraccio.