Nel giorno di S. Giovanni il vecchio voleva recarsi alla campagna di Pietro Carlotto, situata a poca distanza da Tempio. Diversi amici lo avevano più volte avvertito di non fidarsi, perchè gli avversari potevano preparargli un brutto tiro. Il Mamia disprezzò i saggi consigli; continuò a fidare nella sua sagacia, e rispose agli amici ch’era troppo sicuro di sè.
La mattina del 24 giugno 1855 — giorno di San Giovanni — Antonio Mamia non mancò di recarsi alla solita campagna. Invano i suoi amici tentarono di dissuaderlo; egli fu irremovibile, e vi andò. Pareva che il destino lo trascinasse per i capelli sul luogo del supplizio.
Mentre in compagnia di un amico guardava il rio Veldidonna, si udì una scarica di fucili, e Antonio Mamia cadde colpito a morte da una palla. Venti e più uomini fin dal mattino si erano appiattati dietro ai graniti ed ai lentischi, aspettando al varco il formidabile nemico — come si aspetta un cinghiale. — La sua morte era inevitabile; perocchè tutti in quel giorno, erano decisi di fargli fuoco addosso, fino a freddarlo. Il compagno del Mamia prese la fuga; e gli fu sparato contro, più per fargli paura che per intenzione di ferirlo.
Il vecchio capo della fazione Mamia era caduto, nè è a dirsi quanto ne gioissero in quel giorno Pietro Vasa ed i suoi. La morte del vecchio non salvava Pietro dall’ira degli avversari; ma che perciò? Antonio Mamia era stato ucciso per il primo — e ciò costituiva una soddisfazione ed una vittoria per il partito avverso.
IX. Le paci d’Aggius
Nei tre o quattro mesi che precedettero l’agguato da noi descritto, si era verificata una certa tregua nelle uccisioni; appena però fu ucciso il vecchio Mamia, i suoi parenti si destarono più inferociti che mai, e ricominciarono gli assalti ed i delitti.
La popolazione della Gallura era ormai stanca di cinque anni di lotte, di ansie e di paure; si aveva bisogno di un pò di quiete, e tutti la desideravano ardentemente.
Il Governo vedendo infruttuosi i tentativi fatti per mezzo della forza, aveva pensato di tentare le paci fra i due partiti; così almeno, se non era riuscito ad impadronirsi dei colpevoli, avrebbe impedito nuove uccisioni e nuove stragi in Gallura.
L’intendente di Tempio — allora Angelo Conte — cominciò ad accordare salvacondotti ai fuorusciti; e primo fra tutti chiamò presso di sè Pietro Vasa per persuaderlo alla conciliazione coi suoi nemici.
Il Vasa aveva ascoltato le parole dell’Intendente colle braccia sul petto e col capo chino, in atteggiamento d’uomo che rifletta alla risoluzione che deve prendere.