Per il muto, abituato sempre ai maltrattamenti e ad esser posto in un canto come cencio inutile, quelle attenzioni non potevano passare inosservate. E difatti serbò in cuore una riconoscenza profonda per colei che gliele usava.

Bastiano si sentiva contento; nell’Avru era considerato come un’amico; lo si invitava qualche volta a desinare in famiglia, e ben sovente Gavina gli metteva a parte qualche pietanza squisita, che gli offriva appena lo vedeva entrare.

Il muto sentì una gioia segreta nel cuore; per la prima volta si vedeva considerato come un uomo, e ne provava soddisfazione. Assalito da una vaga inquietudine, egli si aggirava tutta la mattina per i dintorni, aspettando ansiosamente la sera per sedersi vicino alla Gavina che lavorava di cucito, o prestava mano alla preparazione dei formaggi.

Richiesto dalla famiglia dove avesse passato il giorno, Bastiano faceva capire ch’era stato negli stazzi della Trinità di Agultu — oppure che aveva gironzato verso la spiaggia dello Stagnareddu, l’Agliola di vento, o sulla strada di lu Strìttoni. Era costretto a mentire, perchè non voleva confessare a nessun costo ch’era sempre rimasto nei dintorni dell’Avru — o errante, cioè nelle valli di li Trai, di S. Gavino o di Gambaiddoni: oppure sulle alture del Castel Doria e di Cucurenza, dove era rimasto lunghe ore immobile, con gli occhi fissi sullo stazzo che racchiudeva il suo tesoro — la sua felicità.

Un notevole cambiamento si era per certo operato nell’esistenza di quell’infelice. Egli confrontava il presente col passato, e si sentiva un altr’uomo. Pareva che intorno a lui si fosse fatta la luce. Egli che mai aveva avuto una casa, nè una famiglia; che era stato maltrattato nell’infanzia e amareggiato nella giovinezza; che da sette anni non aveva sognato che sangue e vendetta — egli sentiva nel cuore un nuovo sentimento tutto soave, inesplicabile. In quella fanciulla amava una sorella, una madre — la madre che da pochi anni aveva perduto.

Ed egli, col capo chino, a lenti passi, errava per la campagna. Dal suo cuore eran spariti l’odio e lo sconforto, ma per sottentrarvi una calma melanconica che dolcemente lo torturava. Era un’inquietezza che lo assaliva senza saper come — una smania di correre senza saper dove — un desiderio di piangere senza saper perchè!

Era persino diventato meno circospetto; fidente in Gavina dimenticava ch’era inseguito.

La Gavina, buona creatura, si era accorta di questa strana sicurezza, e col segreto istinto della donna, che pare tutto ignori e tutto invece intuisce, vegliava occultamente per lui. Ella infatti ben spesso usciva fuori dello stazzo come per passeggiare; ma in fondo non faceva che rivolgere gli occhi all’intorno, per esplorare se qualche tristo insidiasse la vita o la libertà del suo protetto. E il muto, dimentico dei pericoli che gli sovrastavano, continuava a disegnare i fiorellini sulla mussola, che Gavina gli aveva affidato.

La fanciulla appariva al muto sempre più bella; più affettuosa, più affascinante; ella, con una compiacenza tutta infantile, lo invitava a parlare.... e lo comprendeva — lo comprendeva ad un semplice cenno del capo, al minimo movimento delle labbra. Ed anche a lui era ben noto il linguaggio di Gavina. Per la prima volta i suoi pensieri venivano compresi — per la prima volta egli comprendeva i pensieri degli altri.

Vi erano momenti in cui a Bastiano pareva di aver riacquistato l’udito e la parola!