Ma chi era costui, additato da tutti come il terrore della Gallura, come il feroce tra i feroci? Qual fu la sua vita? Qual forza di eventi lo trasse così giovane sulla via del delitto? Perchè la maledizione degli uomini lo perseguitò nel suo cammino, con un odio che sopravisse alla sua morte — ad una morte più misteriosa della sua vita?
I fili di quella esistenza erano collegati ad uno di quegli odii di parte che in ogni tempo resero famosa la Gallura in generale, ed Aggius in particolare.
In attesa dell’alba tanto invocata dal giovane bandito, accenneremo ad una storia di sangue, che potrebbe definirsi il complesso di molte storie.
II. Aggius
Gli abitanti dell’estremo lembo della Sardegna settentrionale hanno un tipo speciale, caratteristico. La loro immaginazione è fervida, il loro carattere energico, la loro tempra d’acciaio. Hanno una naturale tendenza alla poesia e i loro canti sono ispirati o da sentimenti malinconici, o da un umorismo satirico. Tenaci nell’amore quanto nell’odio, una sola parola basta per intenerirli — una sola parola per eccitarli all’ira. Risentono molto del carattere dei côrsi, dei quali hanno lo slancio, la temerità, il coraggio.
E côrsi diconsi i primi abitatori della Gallura. È detto nella narrazione di Pausania, che essendosi accesa tra i côrsi una sedizione, la parte più debole dovette cedere e rifugiarsi nella vicina Sardegna. Sebbene il Fara voglia derivata questa popolazione dai Galli condottivi coloni e il Landino da certi pisani che avevano un gallo per insegna, e il Nurra dai Galluri, nome dato dai côrsi agli africani ed iberi disertati dalle insegne puniche dopo la conquista dell’isola, pure è certo che la versione di Pausania è sempre la più probabile, se non la più vera; perocchè i galluresi hanno molta analogia cogli abitanti dell’antica Cirnus, coi quali hanno comune la fisonomia, la lingua e il carattere.
Fin dai tempi remoti la Gallura fu teatro di odii atroci e di tremende vendette. Per cause tavolta assai frivole, gli abitanti si dividevano in distinte fazioni, per dilaniarsi a vicenda.
Di generazione in generazione veniva trasmessa la vendetta; nè rare erano le madri che mostravano ai teneri figli la camicia insanguinata del padre per mantener vivo nei loro petti l’odio al nemico; perchè potessero freddarlo, divenuti adulti. Ond’è che scene di sangue funestarono assai spesso quella terra poetica, dove i canti dell’amore venivano alternati, o confusi, coi canti dell’odio e della vendetta.
Nella Gallura, oltre la città di Tempio, sono cinque villaggi principali: Aggius, Bortigiadas, Luras, Calangianus, S. Teresa[1]. La maggior parte però della popolazione è sparsa per l’estesa campagna, in gruppi di due, tre, o quattro case cui si da il nome di stazzo — specie di ovile isolato, dove vive un’intera famiglia di pastori. Gli stazzi sono aggruppati fra loro sotto il nome di cussorgie; le cussorgie sono in gran parte riunite in Cappellanie, o parrocchie rurali ausiliarie, istituite dal Conte Bogino sotto il regno di Carlo Emanuele III, verso il 1759.
Secondo l’Angius, le Cussorgie della Gallura sono 188; le quali comprendono 1568 stazzi, sotto sette parrocchie, cioè: S. Teodoro — S. Maria Maggiore — S. Pasquale — S. Francesco d’Aglientu — La Trinità di Agultu — S. Maria, appartenente a Castelsardo.