Con una grazia tutta infantile, quasi per compensare il muto delle maligne parole scambiate fra le sorelle, la Gavina prese gli orecchini dalle mani di Bastiano e se li appese alle orecchie.

Gli scherzi, e le celie e le mormorazioni che seguirono a questa scena, si possono bene immaginare; ogni donna disse la sua e non si cessava mai dal ringraziare il donatore della prova di gentilezza data in quella sera.

Quando sul tardi Anton Stefano rientrò nello stazzo gli fecero il racconto dell’accaduto, e si cominciò da capo con le matte risa. Il vecchio pastore non rispose, e sedette a cena molto serio. Egli si lasciò scappare:

— Temo le cose siano troppo spinte. Dio voglia che non abbiamo a pentircene!

— Uh! che scrupoli — esclamò la moglie.

— Ti par possibile, concedere nostra figlia ad un sordo-muto, ad un bandito?

— Per l’appunto, e neppur lui lo crederà.

— E se lo credesse sul serio?

— Allora la colpa sarà sua.

— No: sarà la nostra; anzi la tua.... tutta tua!