Il tempo passa, e l’uomo invecchia. Chi non sa che l’esperienza può dare un nuovo impulso alle nostre idee, ai nostri desideri, ai nostri propositi? Le passioni turbano sempre il mare della vita, così quando si destano, come quando si assopiscono.
Insensato chi si crede padrone del domani. L’uomo non falla quando manca alle promesse — falla quando promette. Più a lungo accarezziamo una speranza, e più saremo sicuri del tedio quando l’avremo realizzata. Chi giura dichiara già di mancare al proprio giuramento. Giurare non è indizio di fermezza di carattere, nè di onestà d’intenzione, è un confessare la debolezza del nostro carattere e l’instabilità dei nostri propositi. L’animo forte ed energico non ha bisogno di vincolare la sua volontà col giuramento.
Il tempo passa. Coi giorni che corrono l’uomo diventa vecchio — e la fanciulla può diventar donna. Si sa che il tempo può fortificare, o infiacchire una fibra. Col tempo l’uomo ha diritto di cambiar le proprie opinioni, e la donna di cambiar le mode — il primo può diventar deputato e ministro, e la seconda potrebbe diventar fidanzata e madre.
Come possiamo noi contar sul domani, quando non ci è dato strappare il velo che circonda l’ignoto? Perchè tacciare d’incostante e di volubile la natura umana se essa non è responsabile del vento che spirerà il domani? Il vento increspa la superficie del mare, come il tempo increspa la superficie dell’uomo... che non è sempre la pelle!
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Se, dopo due mesi dagli avvenimenti da noi narrati, il lettore avesse fatto una visita alla famiglia di Anton Stefano il pastore, si sarebbe subito accorto che un mutamento era venuto nello stazzo dell’Avru. Era un mutamento sensibile, ma che ancora non si era manifestato palesemente. Gli animi tutti erano preoccupati, ma si aveva paura di una confessione reciproca. Ciascuno teneva chiuso in cuore il proprio pensiero, e aspettava rassegnato il responso degli eventi.
Come la sarebbe finita? — era questa la domanda che ciascuno si faceva nel segreto della propria coscienza; ma la risposta era nella mente di Dio, e si aspettava la soluzione degli avvenimenti con impaziente trepidanza.
Che cosa dunque era avvenuto nello stazzo di Anton Stefano? Passiamo in rassegna ed esaminiamo i diversi personaggi del nostro racconto — giacchè tra gli uffici del romanziere è pur quello di giudice istruttore!
La Gavina era smaniosa, irrequieta. Mostravasi stanca, svogliata, e soffriva di frequenti distrazioni. Sentimenti diversi si alternavano nel suo cuore. Quella strana alternativa di contrari sentimenti non era frutto dell’assidua e occulta cura che da tempo la travagliava; qualche cosa di nuovo era penetrato nella sua anima. Due opposti sentimenti si combattevano in lei: era una lotta disperata, accanita, tra due forze uguali; un desiderio indefinito di una felicità insperata, contro il rimorso di una colpa che sapeva di non aver commesso.
Si sentiva perplessa, incerta dinanzi a un sogno che la lusingava, e ad un ricordo che l’accusava di ingratitudine.