Erano torture inesprimibili e inesplicabili!
Ella diventava sempre più pallida, più sofferente; soffriva di capogiro, mangiava poco, e poco dormiva. Provava un senso di peso alle palpebre e una stanchezza insolita nelle membra. Erano strani per lei quei patimenti angosciosi — ma più strano l’accorgersi che nessuno de’ suoi cari le chiedeva ragione del suo malessere. Perchè ciò? Era forse perchè coll’astuzia sapeva celare il suo malore, deludendo la vigilanza materna? O forse tutti la lasciavano in pace per non tormentarla maggiormente?
Per certo ella si avvedeva che qualche cosa di nuovo accadeva nello stazzo: perocchè più volte aveva sorpreso in segreto colloquio le sorelle e la madre, e si era ben accorta che al suo appressarsi i discorsi venivano interrotti, o cambiati all’improvviso. Il cuore le diceva che si tramava qualche cosa per il muto.
Anton Stefano era diventato serio e meditabondo; pareva che fosse imbronciato con tutti, specialmente con la moglie. Spesso cenava senza dire una sola parola; o si allontanava bruscamente, senza che la moglie gli chiedesse ragione del suo broncio: — segno evidente che quei malumori erano frutto di precedenti diverbi fra marito e moglie. Talvolta Anton Stefano rispondeva di mala grazia a chi gli moveva qualche domanda; e si adirava senza motivo, cercando futili pretesti per dare in escandescenze. E questa sua condotta tanto più faceva meraviglia, inquantochè il pastore era piuttosto di carattere dolce e di una pazienza ammirabile.
Bastiano, dal suo canto era diventato ringhioso come un cinghiale. Girava intorno i suoi grandi occhi spalancati, quasi con essi volesse udire; e li piantava in faccia a tutti con una diffidenza, che da qualche mese non gli era più abituale. Giammai, come in quel tempo, gli era sembrata tanto penosa la mancanza dell’udito e della parola. Diventato dispettoso all’eccesso, era capace di sedersi in un canto del piazzale, e di rimanere colà due ore di seguito coi gomiti sulle ginocchia e col capo fra le mani.
Un nuovo personaggio era venuto nello stazzo dell’Avru:
— Giuseppe, uno dei nipoti di Anton Stefano. Costui parlava assai spesso colla Gavina; ma la Gavina si tratteneva con lui con una certa titubanza — massime quando il muto era presente. E tanto il muto, quanto la fanciulla, si erano accorti di una singolare dimestichezza fra Giuseppe e i due vecchi di casa. Anzi si era notato che parlavano sempre insieme, a bassa voce, in modo che gli altri della famiglia non udissero i loro discorsi.
Tutti dunque — nell’Avru — parevano sotto il peso d’una cura segreta che li tormentava. Le diverse cure parevano divise in tre distinti gruppi. L’uno si componeva dei due vecchi e del nuovo venuto; il secondo delle due sorelle di Gavina; e il terzo finalmente, di Gavina e di Bastiano il muto — i quali però non facevano causa comune, ma meditavano ciascuno per proprio conto, celandosi a vicenda i sospetti e l’inquietitudine da cui parevano turbati.
E perchè il lettore conosca le cause intime del turbamento che regnava nella famiglia di Anton Stefano, racconteremo i nuovi fatti avvenuti nello stazzo dell’Avru nel breve giro di due mesi.