*

Giuseppe meditò a lungo sul dialogo avuto col pastore, nè arrivava a persuadersi dell’accaduto. Alla sua mente ritornavano certe circostanze non prima avvertite — e fra tutte la improvvisa comparsa del muto nell’orticello, e il grido e la fuga della fanciulla.

Quel grido era amore, od era paura?

Ecco quanto voleva sapere Giuseppe. Qual sentimento aveva turbato la cugina? Poteva essa nutrire una passione per quello storpio? Ciò non era probabile. — La mente di Giuseppe rifuggiva da simili ipotesi. Come mai Gavina poteva lasciarsi allucinare da un essere di quella fatta?

Dunque?.... Bisognava cercare il segreto di quell’intrigo. Che cosa accadeva nello stazzo?

Un pensiero balenò alla mente del giovine: — il muto si era imposto col terrore — con quel terrore che lo aveva reso celebre nella sanguinosa lotta che s’era impegnata fra le fazioni dei Vasa e dei Mamia. Col terrore voleva imporsi al cuore della timida fanciulla — col terrore, voleva carpire il consenso dei genitori — col terrore, infine, sapeva allontanare da Gavina tutti quelli che gli davano ombra.

E ciò Giuseppe non poteva tollerare, nè come amante, nè come amico, nè come parente della famiglia di Anton Stefano. E che? non vi sarebbe dunque stato un uomo in Gallura, capace di far stare a dovere il muto? era poi tanto potente e terribile costui? Non era egli un uomo di carne ed ossa come gli altri?

— Dicono che sia figlio del diavolo — concludeva Giuseppe. — Ebbene, anche per il diavolo quando ogni mezzo mancasse, c’è l’acqua santa!

Giuseppe, nel segreto del cuore, passava in esame tutti i mezzi validi per far ricredere quel forsennato; ne trovava molti, ma c’era un guaio; bisognava far le cose in modo da non dispiacere al futuro suocero, che rifuggiva dai forti attriti, — e da non spaventare la cugina, che egli già amava alla follìa. Il pensiero che un altro aspirasse a quella graziosa creatura, lo inquietava molto e allo stesso tempo non faceva che accrescere la sua passione. Provava come un dispetto geloso — si sentiva umiliato d’essere costretto a lottare con un essere che egli credeva molto inferiore a lui, sotto tutti i rapporti.

Anton Stefano — la stessa sera — tenne parola alla moglie della domanda formale di Giuseppe, e dei timori che gli incuteva il muto. Non si può immaginare la gioia con la quale la vecchia accolse la fausta nuova, che d’altronde era per lei assai vecchia; perocchè la madre di Gavina aveva avuto più volte occasione di esplorare le intenzioni di Giuseppe per la sua figliuola.