Verso la metà del secolo XVIII, ad un zelante missionario capitato ad Aggius, venne l’ispirazione di piantare una croce di ferro sul monte, per far fuggire il demonio.
Narra la leggenda popolare, che in quella notte spirò un vento così gagliardo che sradicò molte quercie secolari e fece precipitare dai monti più d’un masso di granito. Tutte le case tremarono dalle fondamenta, ma la croce stette salda sulla punta del monte.
Udendo quel baccano infernale i popolani corsero al Rettore; il quale li rimandò a casa tranquilli, dicendo loro:
— Non temete è il diavolo che prepara le valigie per tornarsene all’inferno. Non verrà più a tormentarci.
Pare però che il diavolo non volesse rinunziare alle due mila e più anime, di cui aveva giurata la perdizione. Aveva bensì abbandonato il monte della Crocetta, ma forse per ricoverarsi sul monte Fralle, o sul monte Pinna, donde, come per il passato, continuò a soffiare il suo livore sulle anime dei buoni aggesi; i quali, alla loro volta continuarono a dilaniarsi l’un l’altro, spargendo il terrore nella Gallura.
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Negli ultimi giorni di luglio dello scorso anno (1883) volli fare la salita del monte della Crocetta per esaminare i luoghi ch’io voleva descrivere. È impossibile immaginare i disagi ed i pericoli cui si va incontro, arrampicandosi lassù, per quei massi giganteschi che ad ogni istante minacciano precipitarvi addosso. È impresa veramente temeraria tentar l’ascensione del monte a parte di levante, com’io l’ho tentata per consiglio di una guida inesperta. Dovetti saltar di blocco in blocco, strisciar carponi come biscia, aggrapparmi colle unghie ai graniti, abbrancare arbusti e lentischi per poi lasciarmi cadere nel vuoto chiudendo gli occhi; — insomma sforzi inauditi ed esercizi ginnastici che solo potrebbe tentare un disgraziato inseguito dall’umana giustizia. Ma vi ha di più: una volta incominciata la salita, bisogna continuarla perocchè il tornare indietro è lo stesso che sfidare il pericolo di uno sfracellamento.
Era la prima volta che io visitava il monte della Crocetta — e posso assicurarvi che fu anche l’ultima. Arrivato lassù dopo due ore di stenti, respirai a pieni polmoni, ed esclamai dal profondo dell’anima:
— Sono veramente in casa del diavolo!
Su quel monte vidi tre cose: la croce del missionario — la conca della Madonna — e il tamburo del demonio.