La croce del missionario è infissa sopra un masso gigantesco, quasi isolato, che misura da venti a trenta metri di altezza, e che forma il cucuzzolo del monte, bersagliato dai fulmini e dai venti. In origine quella croce era di ferro; e vi durò oltre mezzo secolo — finchè un giorno, schiantata dalla folgore, fu sostituita con altra di legno, che viene rinnovata ogni due o tre anni.

La conca della Madonna è una specie di nicchia naturale scavata nel granito. Dicesi che la Madonna vi abitasse qualche volta, per tener lontano lo spinto delle tenebre.

Il gran tamburo (lu tamburu mannu) è una gran lastra di granito, a base convessa, la quale posa sopra un blocco spianato. Basta salire sull’orlo, e far forza col corpo, perchè la pietra oscilli, dondoli, e produca un rullìo cupo, sordo, continuo, come il mugolìo d’un tuono in lontananza. Il gran tamburo d’Aggius ha molta analogia colla famosa Pietra ballerina di Nuoro; la differenza è una sola: quest’ultima, da parecchi anni non balla più — quello invece continua a suonare.

A memoria dei più vecchi, questo tamburo è sempre esistito, e gli si annettono non so quali malefici influssi. Dicono, per esempio, che allorquando si ode il suo rullo, è indizio certo che una persona è morta o deve morire di morte violenta.

Il parroco d’Aggius ebbe un bel mostrare la croce ai superstiziosi, per persuaderli che il diavolo se n’era andato! — Essi continuarono ad affermare che il demonio passeggiava sempre sulle sette punte, che sovrastano il loro infelice paese.

E la loro credenza era purtroppo convalidata dai fatti; perocchè la Gallura continuava ad essere funestata da moltissimi delitti, consumati sotto il patrocinio del diavolo. E ben poteva affermarlo l’estesa campagna che da Sedini si stende fino a Bortigiadas, da Bortigiadas alla Trinità di Agultu, e dalla Trinità all’estremo litorale che corre tra Castelsardo e l’Isola Rossa.

Fu il diavolo, difatti, che sul monte Fraile protesse i falsi monetari che vi ebbero la fucina nel 1639; — fu il diavolo che inspirò il terribile bandito Giovanni il Gallurese, ucciso nel 1657, mentre usciva dalla casa della sua ganza d’Osilo; — fu il diavolo che sul monte Cùccaro rese invulnerabili alle armi regie tutti i malandrini che vi si annidavano dal principio alla fine del secolo XVIII; — fu lui che protesse il terribile Antonio Pompita: — fu lui che nel 1800 gettò lo sgomento nelle terre d’Aggius, fomentando le fazioni dei Mamia, degli Addis, dei Malu e dei Biancu; — fu lui che nel 1808 eccitò gli aggesi a ribellarsi con mano armata contro la legge della coscrizione; — fu lui che entrò nel corpo dei traditori Stefano Buchicara, Don Giacomo Alivesi, e Giovanni Mazzoneddu, quando il primo nel 1557, il secondo nel 1671, ed il terzo nel 1802, fingendosi amici consegnarono al carnefice le teste di Lorenzo Judas, del Marchese di Cea, e di Francesco Cilocco!

Ma nessuno era riuscito a domare quegli spiriti turbati dal demonio. Lo stesso fra Gavino Achena d’Ozieri — il celebre missionario e poeta — non potè con la sua voce e i suoi strattagemmi comporre le inimicizie di Aggius. Ond’è che nell’Agosto del 1766 il vicerè Balio della Trinità faceva conoscere, con un pregone che S. M. Carlo Emanuele aveva in animo di schiantare il villaggio e gli abitanti di Aggius[3] — ond’è che il Conte di Moriana, governatore di Sassari, nel luglio del 1802, proponeva a suo fratello Carlo Felice di ridurre in cenere il villaggio, dividendo gli abitanti fra diverse popolazioni fuori della Gallura[4] — ond’è finalmente che, per i tanti delitti commessi, il paese d’Aggius (come nota lo Spano) veniva designato in un pregone vicereggio quale il più feroce dei villaggi sardi!

— Finchè non si metteranno croci su tutte le punte dei nostri monti, i figli d’Aggius saranno sempre tormentati dallo spirito infernale.

Così dicevano i vecchi del paese, sempre quando un nuovo fatto di sangue veniva a turbare quelle povere popolazioni.