Essa ottenne la caduta e l’esilio di Choiseul, che fu compensato abbastanza dai pubblici segni di stima che gli vennero da tutta la Francia. Il rinvio di Choiseul non bastava al partito dei santi, e la povera donna era tormentata per ore ed ore, onde piegasse il volere del re ad atti spesso funesti al paese e sempre impopolari. Ma appena essa si vide affatto sicura del suo dominio, cominciò a far capire che non voleva più seccature: e a chi le parlava di politica, rispondeva con questioni di mode. E quando dopo un’ora di catechismo su casa d’Austria, equilibrio, Parlamenti, Chiesa e Stato, essa sbadigliando si addormentava, la sola voce che potesse riscuoterla da quel profondo letargo, era quella di Normand o della Bertin, che veniva a provarle une belle robe, fond satin blanc, rayé lamé plissé d’or, formant des ondes avec guirlandes et bouquets de rubis; o une robe sur le panier, o une robe sur la considération, o une robe de toilette, o un grand habit en velours blanc, au corps rebrodé en paillons et paillettes, le tout très-riche.... Allora non rideva e non sbadigliava più: le mode erano i suoi affari di stato, e un pouf o una polonaise, cosa per lei assai più seria dell’equilibrio europeo. E come la vita di M.me Pompadour fu una vita di affari, di negoziati, d’intrighi politici, una continua relazione con segretari di Stato e ambasciatori; insomma, un vero esercizio del regio potere; la vita della Du Barry, toltane la breve lotta con Choiseul, a cui repugnante la costrinsero, non è altro che l’esistenza di una favorita d’alto grado. La sua vita è un sogno insensato di stravaganze di lusso. I mercanti di stoffe erano i suoi ambasciatori: i gioiellieri erano i suoi ministri. Gli riceveva al suo petit lever prima dei duchi e dei principi. L’esame delle fanfioles alla moda era la sua preghiera del mattino....

Alla Biblioteca Nazionale di Parigi si conservano quattro grossi volumi di fatture e di conti di M.me Du Barry. Le cifre sono spaventose.... Abiti che costano dieci e dodicimila lire (equivalenti oggi a trentamila). I conti dei gioiellieri sommano a milioni. Un paio di buccole 500,000 franchi. Nella sua sfrenata fantasia di cortigiana, voleva persino una toelette tutta d’oro!... La fille di Vaucouleurs badava più al valore intrinseco della materia che al lavoro. La Pompadour era stata una intelligente protettrice di belle arti, e artista lei stessa: la Du Barry non seppe mai, o quasi mai, scegliere; e artisti di terzo e quarto ordine furono i preferiti a ritrarla in marmo e in tela, a fregiare di bronzi e ceselli i suoi boudoirs. A lei bastava di vedere oro e diamanti, e che l’oggetto costasse molto. Costa tanto, diceva, dunque deve esser bello!... Essa restò sempre lontana dalla vera finezza aristocratica; ma compensò questo difetto con una sincerità e naturalezza popolana, che la rendon quasi simpatica in quella corte di ipocriti. Presente il re e le dame, essa fa rappresentare a Lucienne La vérité dans le vin, commedia più che grivoise di Collé; e la fa rappresentare dai suoi amici i commedianti del Boulevard du Temple. Essa balla, e fa ballare a vecchi duchi e a giovani marchese, la fricassée, sorella primogenita del cancan. Beve il punch e il grog, e rimette nel bol il cucchiaio di cui si è servita; e a una timida osservazione del re risponde: «Oui, la France, je veux que tout le monde boive mon crachat!» Ombre della Vallière, della Sévigné, della Montespan, se le ombre arrossiscono, dovete in quel momento aver fatto il viso di bragia!... La Du Barry ruppe tutte le leggi dell’etichetta, e anche del decoro, nei palazzi reali. Vestiva sempre a modo suo (e troppo spesso non vestiva affatto), anche in ore di cerimonie solenni.... Fece sempre il suo comodo, come in casa della Duquesnoy. Essa portò a Versailles i modi e il linguaggio delle pescivendole, e la sua condotta giornaliera fu per sei anni un continuo schiaffo alla monarchia. Essa annunzia addirittura la Rivoluzione!

Da quando la Du Barry ebbe ricevuto l’ultimo addio e la carezza ultima dalla mano già purulenta del re che morìa di vaiuolo, da quando, esiliata da corte, fu tenuta a domicilio coatto in un convento, e resale poi la libertà e i beni, si ritirò nel suo delizioso casino di Lucienne, accade come una trasfigurazione in lei: tutti i suoi difetti scemano e si eclissano, e le sue buone doti spiccano in più viva luce. Essa era naturalmente buona e compassionevole. Lo provò ora nei giorni della disgrazia, soccorrendo tutti i poveri che in quelle annate di freddi intensi e di carestia ricorrevano a lei. E gli soccorreva in persona, e vegliò e assistè con cure filiali due povere vecchie di Lucienne abbandonate da tutti, nell’ultimo squallore. Essa provò anche, la prima volta in vita sua, una vera passione: e le sue lettere a lord Seymour hanno tale delicatezza e gentilezza di affetto, che se non fosser accertate per sue dalla scrittura, dalla firma e dall’ortografia sempre sbagliata, non si crederebber davvero parole e sentimenti di una favorita. Forse la morte vicina, e qual morte! illuminava di un raggio anticipato questa già ridente figura, e le dava un carattere di presaga malinconia. Durante la Rivoluzione, essa non ebbe (e anche questo la rende simpatica e le fa onore) nessuna prudenza, e non commise nessuna viltà. Non volle nasconder mai i ritratti di Luigi XV. E a Maria Antonietta che le si era sempre mostrata disprezzante, altera, e apertamente nemica, ora nei giorni della suprema sventura, indirizzò con suo sommo pericolo, questa lettera che basterebbe a farle perdonare ben più gravi colpe di quelle da lei commesse:

«Lucienne est à vous, madame.... Tout ce que je possède me vient de la famille royale: j’ai trop de reconnaissance pour l’oublier jamais. Le feu roi, par une sorte de pressentiment, me força d’accepter mille objets précieux, avant de m’éloigner de sa personne. J’ai eu l’honneur de vous adresser ce trésor du temps des Notables; je vous l’offre encore, madame, avec empressement.

«Permettez, je vous en conjure, que je rende à César ce qui est à César.»

Nei giorni del Terrore, essa trovavasi a Londra. Un furto enorme di diamanti che le fu fatto, e i pubblici annunzi e il rumore che ne corse, rimisero in evidenza colei che Fouquier, mostrandosi cattivo critico quanto era crudele uomo, chiamò l’Aspasia del vecchio Sardanapalo. Essa ebbe l’imprudenza di tornare a Lucienne. Un miserabile negro regalatole nel 71 dal principe di Conti, che lo avea comprato a Costantinopoli, Zamore, che essa aveva trattato sempre anche troppo bene, fu la spia, l’accusatore principale di lei al Comitato di salute pubblica. La infelice donna fu arrestata, condotta a Santa Pelagia, poi alla Conciergerie, e processata il 16 frimaio 1793.