Uomo destinato a errare nella procella e crear del dolore, in lotta aperta col suo secolo, Rousseau portava nel suo fatidico seno tutte le tempeste della imminente Rivoluzione, insieme alle tempeste del suo proprio cuore. La sua influenza è durata fino a oggi, e forse è interrotta, ma non cessata. Tutti, o quasi tutti i grandi scrittori, chi più, chi meno, ne hanno subìto il magnetico incanto. Bernardin, la Staël, Chateaubriand, Lamennais, Lamartine, G. Sand, Michelet, Renan, Goethe, Schiller, Gian-Paolo, Byron, Shelley, Carlyle, Castelar, Leopardi. Egli incarnò la Rivoluzione. Mirabeau e Robespierre, Vergniaud e madama Roland, la Montagna e la Gironda, giuravano egualmente sulla sua parola. Intelligenza sovrana, che quando negli ultimi anni della vita si disequilibrò e si scompose, parve la caduta di un impero. Grande nella sua miseria e nella sua forza, perchè dotato di una parola di fuoco, parola unica, che agita, sorprende e comanda. Solo, tra i filosofi gaudenti e scettici del suo tempo, egli sentì le miserie reali della vita; e gli passò sulla faccia l’alito sacro della natura e dall’umanità.
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Nel novembre del 1789, nel quartiere appartato di un convento di monache Ospitaliere, viveva una signora parigina di sessant’anni, vestita abitualmente di nero, e nei cui capelli bianchi restava un pallido riflesso dell’oro luminoso di un tempo; un profumo di eleganza aristocratica, che certe donne privilegiate conservano fino all’ultimo istante. Nella sua camera era un vecchio clavicembalo, con sopra della vecchia musica, l’Orfeo, le Devin du Village.... In uno scaffale nella parete opposta, erano schierati i volumi delle opere complete di Jean-Jacques Rousseau, citoyen de Genève....
La riconoscete? È la povera, fedele Julie. E mentre assisa in una chaise-longue presso il camminetto, essa legge qualche volume della Nouvelle Héloïse o delle Promenades, si riscuote a un tratto, udendo salir dalla strada urli e grida di acclamazioni entusiastiche. È il popolo che risponde ai primi ruggiti del leone Mirabeau.... Cara Julie, cara Marianne, posa il prediletto volume, se vuoi capir quelle grida. Prendine invece un altro, quello piccolo à tranches dorées, dov’è scritto Contrat social. Leggilo, e capirai quelle grida....
Oppure, no. Serba sui tuoi capelli bianchi e nel tuo cuore spento di vecchia, gli ultimi riflessi di un sole cadente, di un ideale che tramonta. Rileggi per la centesima volta i memori volumi della Julie.... e muori nella tua solitudine, fedele a una memoria immortale.
GIULIA LESPINASSE
Oh, laissez-moi, sans trève, écouter ma blessure,
Aimer mon mal, et ne vouloir que lui!
I
Non intendo parlare dell’amica di D’Alembert e di Condorcet, dell’emula di M.me Du Deffand, delle conversazioni o degli scritti di M.lle de Lespinasse. Ma vorrei in pochi tratti ritrarre la sua fisonomia di donna passionata, vederla e raffigurarla sotto la doppia aureola di amante e di vittima, notare sulle sue magre guance il solco delle lacrime divoranti, nei suoi occhi il fuoco sacro di una passione fatale, che la rassomiglia a Saffo e a Didone, a Fedra e a Eloisa.