Le tolse ogni illusione, ogni speranza, con una lettera glaciale, e dove si rivela già il parossismo tragico di quell’anima irrequieta.

Essa non si arrese subito. Ebbe la debolezza di tentare altre vie per elettrizzare quel cuore finito. Gli si presentò, senza prima avvertirlo, tre mesi dopo la terribile lettera, pallida, dimagrata, umiliata, portandogli della musica italiana che essa aveva copiata per lui. Si fece annunziare col nome di Julie. Egli l’accolse gentilmente ma freddamente, e quando essa si congedò le disse: «Adieu, Marianne, (era il suo vero nome di battesimo), adieu

Julie! Marianne! Nello scambio di questi due nomi è un epitome di mille romanzi, è tutta la ironia della vita, tutto l’ideale e tutta la realtà delle cose umane.

Non c’è donna che non cerchi di divenire, a un momento della sua vita, una Julie d’Etange, e che gli uomini o la sorte non ribattezzino col nome di registro della parrocchia....

Rousseau fu brutale, ma fu sincero, e non si divertì a illudere la sua vittima e a protrarre il suo sogno come qualche altro grand’uomo — lo Chateaubriand per esempio — avrebbe fatto molto probabilmente.

Il cuore di Rousseau, dopo i baci di madame d’Houdetot, era stato, per dir così, assorbito dal suo cervello. Mai non aveva scritto pagine più calde, passionate, colorite, eloquenti che in questi anni: è l’epoca dei primi libri delle Confessioni. Il suo stile si è fatto più molle, più voluttuoso: i suoi paesaggi sono di un colorito affatto nuovo, e che darà norma, e lascerà inevitabile traccia, in tutti i grandi suoi successori nell’arte della parola. Certe sue espressioni si direbbe che brucian la pagina... eppure il suo cuore era morto! Questa contradizione fenomenale mi ricorda un doloroso verso di Browning:

And my heart feels ice, while my words breathe flame.

E il mio cuore è di gelo, mentre le mie parole spirano fiamma.