E tornò davvero a Ravenna.

E l’influenza salutare di Teresa Guiccioli sul suo cuore e sul suo ingegno si fè più palese. La parte patetica del Don Giovanni, la divina chiusa del canto terzo sul tramonto e la pineta, sono ispirate dall’amore per lei. Una tenerezza femminile, ineffabile, compenetra e modifica la selvaggia armonia del verso di Byron. Egli la obbedisce in tutto. Egli sposa la causa dei Carbonari italiani, prima per amore della libertà, ne convengo, ma anche per la viva amicizia che lo lega al fratello di lei conte Pietro Gamba, patriotta generoso, uomo culto ed amabilissimo, più tardi degno compagno di Byron in Grecia.

Egli che scrisse lettere fulminanti all’editore Murray e a Tommaso Moore perchè gli proposero di modificare due versi del Don Giovanni, ora dietro preghiera di lei sospende il poema, e non lo ripiglia finchè essa non ritira il suo veto e gli dà licenza di seguitarlo....

E quando l’innato senso eroico di Byron lo spinse ad andare a combattere e morire per la libertà della Grecia, essa che vedeva così a un tratto finir tutto per lei, seppe eroicamente sacrificarsi. Non fece nè elegie nè scene: ma si immolò in silenzio, e fu grande; come solo le donne veramente amanti sanno esserlo. Felice in questo, che la immatura morte di Byron le lasciò intatta e pura la poesia della passione, nè fu costretta, come tante infelici, a edificare sulle ceneri dell’amore il tempio dell’amicizia!....

Noi viviamo tutti per invecchiare e morire: e i disinganni invadon via via il campo delle nostre gioie.... Molti cuori che più non credono non sanno rassegnarsi a non amar più. Altri furono di buon’ora e immedicabilmente feriti. Altri non possono amare, ed è loro negata la sola vera gioia della vita. Felici quei pochi che provarono le estasi e le torture, le trepide esultanze e le tacite voluttà della vera passione! Essi soli posson dire come la Tecla di Schiller: «Ogni terrena gioia gustai. Vissi ed amai!»

La morte stessa non può affatto distruggere quell’incanto. Al superstite restano le sue memorie e le sue lacrime; e bastano a consacrare una vita!

Teresa Guiccioli restò fedele e in patria e nel volontario esilio a tanta memoria, a tanto amore. Le sue lettere, i suoi ricordi lo attestano. Bella malinconica, giunta all’età in cui molte donne cercano invano di prolungare una inutile gioventù, essa cedè con grazia alle leggi del tempo, e restò sorridente e serena, quando i suoi bei capelli, tanto cantati e tanto baciati da Byron, diventarono bianchi. Io me la figuro, a momenti, passeggiar solitaria nei luoghi pieni di tante memorie, e assidersi rassegnata e pensosa, e tòrsi di tasca il volume di Corinna, e rileggervi quella sua lettera.... e poi levarsi commossa e più pallida del consueto.... Oppure, nell’ora che i raggi del sol cadente filtrano nella fosca pineta, mi par di vederla, e di sentirle modulare malinconicamente a sè stessa i memori versi:

Ave Maria! ’tis the hour of prayer,

Ave Maria! ’tis the hour of love!