Un vincolo di antica e viva simpatia letteraria lega la nobile Inghilterra all’Italia. La grande poesia britannica molto si giovò degli esempi dell’arte nostra, e spesso si ispirò alla divina bellezza della natura italiana.

Ma i poeti inglesi non si mostrarono ingrati come i più dei francesi e dei tedeschi.

E splendidi inni, e affettuosi saluti, e sincere elegie, e ardenti vaticinii ci vennero d’Inghilterra. Dal Milton al Byron, dal Byron al Swinburne, è una tradizione non interrotta. E alcuni dei moderni poeti inglesi, come lo Shelley ed il Browning, potrebbero, dovrebbero avere insegnato a certi nostri poeti, che noi abbiamo in casa un tesoro di motivi poetici, nel carattere vario delle nostre grandi città e delle nostre campagne, nelle nostre leggende, nelle nostre arti, nei nostri costumi, senza che ci sia bisogno di volare negli spazii immaginarî, dipingendo una natura convenzionale, che non è nè italiana nè russa; senza studio, senza osservazione, senza coscienza; e facendo della lirica nostra una stonata musica da organini.

La signora Browning che amò l’Italia come una seconda patria, che qua passò gran parte della sua vita, che qua morì, partecipò con simpatia di poeta alle nostre patriottiche speranze, ai nostri dolori, ai nostri trionfi. Nel suo poema Le finestre di casa Guidi (Casa Guidi’s Windows) vi è un accento così penetrante di entusiasmo e di sdegno, che ricorda le più ardenti strofe del Berchet. Dalle finestre di casa Guidi (via Maggio, in Firenze) essa vide sfilare la processione del popolo esultante per le riforme liberali, il 12 settembre 1847. Le grida, gl’inni, le bandiere, le coccarde, i fiori, i baci e le lacrime di quella memoranda giornata, durano immortali in quelle pagine. Dalla finestra medesima ella vide poi passare «col mirto al cimiero» gli invasori austriaci; e quel funebre giorno rivive nella sua lugubre luce in questo poema.

V

Nel 1856 la signora Browning pubblicò Aurora Leigh, il suo poema favorito, e che per importanza di concetto, per composizione, per varietà ed estensione, è l’opera sua capitale. È la confessione d’un’anima generosa di donna, di straordinario intelletto e di compiuta coltura, poeta e filosofo, ideale e sensibile, pudica ed ardita, eminentemente moderna. La maggior parte del poema è il monologo di quest’anima. Si direbbe che la signora Browning ha tradotto in realtà il disegno di Giacomo Leopardi, di scrivere la Storia di un’anima. Gli avvenimenti esteriori qui non hanno importanza, se non in quanto servono all’analisi del dramma interiore. Ma Aurora Leigh incontra ed ama poi un uomo che ha eguali aspirazioni, pari entusiasmo ed orgoglio. Allora «il monologo diventa come un duo, in cui la voce femminea alterna sogni, palpiti e fremiti colla voce maschile, duo delizioso, doloroso, di un accento esaltato ed intenso.»

Nelle Ultime Poesie il gusto si è fatto anche più puro, la forma più severa e precisa. Vi è più semplicità antica che nei precedenti volumi della signora Browning. Anche in questa raccolta si legge una poesia sui poveri bambini abbandonati di Londra, ove sono strofe strazianti e di una efficacia mirabile.

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«Fanciulli cenciosi, dagli occhi affamati, sono ammucchiati dal freddo nei vostri andrioni.... fanciulli pazienti (pensate quanti dolori ci sono voluti a far paziente un fanciullo!...), ragazzi maligni con menti appuntati e fronti di vecchio; ve ne son tanti che non hanno altro piacere che nella colpa, e sgambettano con un soldo rubato!.... Bambini che piangono soli, e si lamentano con sè stessi, e non in collo alle madri; che gemono per mera abitudine, non perchè sperino simpatia o soccorso.»

L’ultima, credo, delle poesie della signora Browning fu scritta in Roma, e diretta all’Andersen. È intitolata: Il Nord ed il Sud.