«Orsù, dacci delle terre dove crescon gli olivi — gridò il Nord al Sud — dove il sole colla sua bocca d’oro gonfia i chicchi dell’uva nei vigneti — gridò il Nord al Sud.

«Oh, dateci, dalle vostre grigie pianure, degli uomini resi forti dal lavoro fra le piogge e le nevi, e dai domestici affanni! — gridò il Sud al Nord.

«Dacci più splendide colline, e mari più intensi — disse il Nord al Sud — poichè sempre per simboli e per lucidi gradi l’arte infantilmente si inalza fino alle ginocchia di Dio.

«Dateci delle anime intrepide nella fede e nella preghiera — disse il Sud al Nord — che stiano nel buio e nei più bassi scalini della vita, eppure affermin di Dio: certo Egli è là! — disse il Sud al Nord.

«Deh, chi mi dà cieli più molli e più profondi — sospirò il Nord al Sud — i fiori che risplendono, gli alberi che aspirano, gli insetti composti di canto e di fuoco! — sospirò il Nord al Sud.

«Oh, chi dà a me un’anima che vegga tali cose — sospirò il Sud al Nord — e la lingua di fiamma di un poeta che chiami l’albero e il fiore col vero suo nome! — sospirò il Sud al Nord.»

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Ma una delle belle e tristi poesie del volume è quella intitolata: My heart and I. (Il mio cuore ed io). È di un accento così desolato, è così impregnata di lacrime, è segno di prostrazione così profonda, che si capisce che la donna che lo scrisse doveva dopo poco morire!

«Basta! noi siamo stanchi il mio cuore ed io. Seggo presso questa lapide sepolcrale, e vorrei che quel nome fosse inciso per me.... Si sono scritti dei libri, abbiam fidato negli uomini, e intinta la penna nel nostro sangue, come se un tal colore non potesse morire.... Camminammo troppo diritti per arrivare alla fortuna, amammo troppo sinceramente per serbare un amico.... alla fine siamo stanchi, il mio cuore ed io! Come ci sentiamo stanchi, il mio cuore ed io!