E anche a quarant’anni e più, essa si mantenne bella ed amabile (che è lo stesso). L’innocenza della sposa ha una grazia particolare, che naturalmente tocca il cuore dell’uomo: essa ha la vera libertà della parola, dello sguardo, del sorriso, del gesto. Le altre non son libere che nei momenti di ebbrezza: nel resto sempre artificiali e legate. Van Dyck, Rembrandt principalmente, lo intesero, e certi loro ritratti matronali sono adorabili. Più si guardano e più si capisce che si fanno amare, perchè hanno la bellezza della bontà. Oggi gli uomini fanno poco conto di questa bellezza, e però ne sono puniti, nel carattere, nell’arte, e nella poesia: e il soffio che crea non gli anima più a cose grandi e durevoli: sperdon le forze in gingilli: non son più poeti, ma gelidi decoratori, e dilettanti senza fede e senza allegro coraggio.
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Quando la prima neve della vecchiezza cominciava a imbiancarle i bei capelli, la signora Carlyle ammalò. Parve dapprima un semplice reuma, ma si convertì presto in una spaventosa nevrosi generale, alla quale la scienza non seppe trovare rimedio. Accorsero a Chelsea i più illustri medici, e furon tentate, e tutte vanamente, più cure. Anzi gli spasimi parvero farsi più atroci. Perdè il sonno e l’appetito: sembrava uno scheletro vivente.... ma non perdè la serenità, la calma, la dolcezza dello sguardo e della parola. Anche dal suo letto di dolori, si preoccupava del suo povero grand’uomo. Ed egli, l’infelice, agonizzava moralmente, ma dissimulava la propria agonia. Sentì che stava per perderla, e diventò costantemente taciturno. Egli che aveva nei suoi libri inneggiato al silenzio come indizio di forza, e contrassegno degli eroi, in pratica aveva sempre contradetta la sua teoria, e amato di parlare e essere ascoltato come tutti i grandi oratori. Il dolore gli insegna ora il silenzio: un silenzio commovente su quelle labbra tuonanti.... un silenzio di vecchio colpito dal fato, un silenzio tragico.
Povera Jane! agli spasimi fisici si aggiunse il terrore della pazzia. Le parve che neppure la sua potente volontà saprebbe salvar dal naufragio la sua intelligenza.
— Oh, amico mio — disse due volte al marito, — promettimi, qualunque cosa accada, che mi terrai in casa, che non mi manderai al manicomio. O caro, io sento che divento pazza, e ho tanta paura.... — E il vecchio Carlyle a calmarla, a prometterle solennemente di non staccarsi mai un giorno da lei....
Nei primi del 64, fu deciso di tentare un cambiamento d’aria. «Faceva freddo e pioveva quando partimmo, il due di marzo, per la casa sul mare, generosamente offertaci da un amico. Quale scena! non ne vedrò mai l’eguale! Il giorno in cui la portarono in sepoltura a Haddington, non fu più orribile. Quel giorno almeno essa non soffriva più. Essa era composta nel suo riposo, era vittoriosa per sempre.... Ma ora!... Accostarono alla porta di casa un carro-letto da malati che somigliava a una bara. Mi par di vederla ancora la mia cara Jane, quando la portavan giù per le scale. Il dolore fisico e un ineffabile dolore morale eran dipinti sul cereo suo viso; ma essa si serbò anche in quel punto eguale a sè stessa, cioè energica, risoluta, e prudente. Con voce debole, ma sicura, dette i suoi ordini per il trasporto: e tutto fu fatto sotto la savia sua direzione. Io sapevo che cosa essa pensava in quel momento, e che credeva di uscire di casa sua per non tornarvi mai più: eppure i suoi occhi rimasero asciutti; e pochi minuti dopo eravamo partiti.»
Ma nemmeno il cambiamento d’aria giovò. Potè tornare (e fu il suo ultimo e insperato conforto) alla casa diletta. Vi agonizzò lentamente parecchi mesi. Ogni minimo incidente le era cagione di terrori mortali. Non era pazza, ma di una esaltata sensibilità. Un giorno la condussero a Hyde-Park in carrozza. Un’amica le aveva dato a tenere per un momento un suo cagnolino. Non si sa come, questo ruzzolò sotto le ruote del legno, e lo crederono morto. Tremante, moribonda, prese in grembo l’animale ferito che lamentosamente guaiva, e ordinò al cocchiere di tornare indietro. Quando la carrozza si fermò alla porta di casa, la signora Carlyle era morta!...
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Sparito il suo buon angelo, l’illustre vecchio non trovò conforto che nel lavoro, ma scarso, insufficiente conforto. La grande Storia di Federigo può dirsi bagnata dalle sue lacrime.
— Non voglion capire che io non posso più vivere — diceva ai suoi visitatori, e restava per ore intere taciturno ed immobile, in quella stanza dove spirava ancora il profumo di lei.