Versate il latte da le mamme tumide....
Reminiscenza vedica. Certo non senza una ragione qui il poeta ha voluto prestare ai fiori un linguaggio tolto dai miti vetustissimi; ma il genio ellenico, per sè medesimo e per noi, mitigò, trasformò, corresse insomma tutti quei miti zoomorfi; e gli incorreggibili e i non esteticamente da lui accettabili, con un cenno della mano luminosa, ricacciò oltre i confini di Samotracia e oltre il Ponto. Anche il mostro egli volle rendere, alla sua maniera, bello. L'innesto, per esempio, dell'uomo e del cavallo, de la donna e del pesce erano sì dei mostri ma suscettivi di formosità; onde s'ebbero buone accoglienze il centauro e la sirena. Queste vacche indostaniche invece, che pascolano in aria con gli overi spenzolanti e gocciolanti, non trovarono grazia. — Ma, tolto questo neo, l'ode è, ripeto, a mio gusto, una elegantissima cosa. E si eleva superbamente nelle apostrofi finali, che l'anima commossa del poeta lancia in mezzo ai sorrisi e alle inquietudini della Natura generante.
Chinatevi al lavoro, o validi omeri;
Schiudetevi agli amori, o cuori giovani;
Impennatevi ai sogni, ali de l'anime;
Irrompete a la guerra, o desii torbidi.
Ciò che fu torna e tornerà nei secoli.
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La ode quinta, Cèrilo, confesso di non averla capita bene. Vi domina, forse, una soggettività troppo circonstanziata, che certo avrà dato materia viva al poeta, ma che nel tempo stesso impedisce ora che l'unità lirica si trasferisca in unità d'emozione e di fantasma dentro lo spirito del lettore. S'io m'inganno altri mi corregga. Resta, a ogni modo, di questo Cèrilo come un soavissimo frammento di melodia nella memoria:
Sotto l'adulto sole, nel palpito mosso da' venti