Non io gl'infami avoli tuoi di tabe

Marcenti o arsi di regal furore;

Te io voleva, io colgo te, rinato

Fiore d'Ausburgo;

E a la grand'alma di Guatimozino

Regnante sotto il padiglion del sole

Ti mando inferia, o puro, o forte, o bello

Massimiliano.

Qui la umana pietà si mesce senza sforzo e nobilmente, al tragico terrore, come già vollero i greci. Virile, moderna, alta poesia insomma, della quale l'Italia ha ragione di compiacersi.