O lontana a le vie dei duri mortali travagli,
Isola de le belle, isola de gli eroi,
Isola de' poeti! Biancheggia l'oceano d'intorno.
Volano uccelli strani per il purpureo cielo.
Ora la prima domanda che si presenta alla mente del critico è questa: come si conciglia la beatitudine di questo soggiorno con la permanenza di tanti tragici ricordi? Perchè re Lear narra ancora le sue pene a Edippo e questi si inquieta ancora per la Sfinge? E sopratutto che hanno a vedere in questa isola «lontana alle vie dei duri mortali travagli» quelle due sanguinose e piangenti figure di Lady Macbeth e di Clitennestra? Ma la contradizione non è che apparente e armonicamente si rissolve, subito che si pensi, che l'intimo senso e come il substratum di questa fantasia consiste appunto nel magico e benefico potere della idealizzazione poetica. Quello che è dolore, quello che è colpa e punizione nella realtà, si converte in tranquilla e beata visione, quando assurga alle sfere serene dell'arte liberatrice. I poeti guardano e cantano; le ombre passano; ognuna nell'atteggiamento bello e pietoso e terribile in cui i poeti le generarono nel calore degli estri divini. E questa è la beatitudine. Siamo nel mondo incantato della divina epopea:
Passa crollando i lauri l'immensa sonante epopea
Come turbin di maggio sopra ondeggianti piani;
O come quando Wagner possente mille anime intuona
Ai cantanti metalli; trema agli umani il cuore.
In questa isola vive l'anima di Shelly, unico tra i poeti moderni. L'ombra di Sofocle la trasse dal naufragio nelle acque del Mediterraneo e la assunse ai cori del regno beato. — Io ignoro completamente il perchè di questo sovrano privilegio negato a tutta la schiera dei poeti moderni, tra i quali non bisogna dimenticare che contano pur qualche cosa anche Goethe, Schiller, Byron, Foscolo, Leopardi, Heine, Victor Hugo e qualcun altro: ma qualunque sia stata la ragione che mosse il Carducci, questo nulla detrae alla superba concezione e alla grande bellezza dell'ode.