Mi rimane anche a parlare di sette fra le venti odi che formano il libro, e debbo studiarmi d'essere breve. Una memorabile data, 1848, letta sulla pancia d'una bottiglia di Valtellina, inspirò al Carducci una breve lirica tutta calda di eroici ricordi e di propositi animosi:

E tu pendevi tralcio da i retici

Balzi odorando florido al murmure

De' fiumi da l'alpe volgenti

Ceruli in fuga spume d'argento,

Quando l'aprile d'Itala gloria

Da 'l Po rideva fino a lo Stelvio

E il popol latino si cinse

Su l'Austria cingol di cavaliere.

Ma rapidamente ai lampi delle nostre vittorie e alle smisurate confidenze succedeva l'«italo spasimo» per i disastri delle armi nostre. Piace seguire il poeta nel rapido cenno d'un eroico episodio guerresco nobilitante le nostre sventure: