Alcune volte, alla buona stagione, nel pomeriggio, ci davamo un poco al vagabondo e si finiva in qualche osteria di campagna a pranzare insieme. Al momento ch'egli traeva di tasca il foglio per leggere, io mi sentivo dentro una scossa per la viva impazienza e pareva che tutta l'anima mi si raccogliesse negli orecchi onde non perdere una sillaba. In tal modo io, forse il primo, ascoltai parecchie di quelle liriche potenti, che fra poco dovevano diffondersi per tutta Italia a combattere, a vincere, a trionfare. Così, o in circostanze poco dissimili, io conobbi l'ode per Edoardo Corazzini, La Consulta araldica, quella per la decapitazione di Monti e Tognetti e quella In morte di Giovanni Cairoli. Poi, dopo il settanta, il canto Per l'anniversario della Repubblica francese, Io triumphe! Versaglia... Scoppi di collere civili, rimpianti amari, glorificazioni radiose. Era quello il tempestoso periodo dei Giambi ed Epodi. Ma ai rombi della tempesta si interponevano degli strappi di serenità; e allora erano sonetti meravigliosi come quello Il Bove; o salivano dal cuore dell'uomo le voci degl'intimi affanni, e un consenso di dolcezza e di pietà infinita pareva che venisse dalla campagna silenziosa nella luce del tramonto, mentre il poeta diceva i suoi versi.

L'albero a cui tendevi

La pargoletta mano,

Il verde melograno

Da' bei vermigli fior,

Nel muto orto solingo

Rinverdì tutto or ora

E giugno lo ristora

Di luce e di calor...