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Il suo funerale è una scena d'alta e pietosa poesia, che, una volta letta, non si dimentica.

«La lune preta son flambeau à cette veillèe funèbre. Elle se leva au milieu de la nuit, comme une blanche vestale qui vient pleurer sur le cercueil d'une compagne. Bientôt elle rèpandit dans les bois ce grand sècret de melancolie qu'elle aime à raconter aux vieux chènes et aux rivages antiques des mers.» — O Lamartine, che cosa saprai tu dire di meglio nella sonante melopea delle tue Meditazioni?

Mentre il bel corpo d'Attala è ricoperto dalla terra che vi lasciano cader sopra le mani tremanti di Ciactas, anche il tipo della fanciulla ci pare che ondeggi, si perda e svapori nel folto delle boscaglie, nel verde delle praterie. Si lascia dietro un tenue vapore d'incenso; e segue a suonare per l'aria d'intorno a noi il versetto di Giobbe, che il vecchio missionario, rimasto solo, ricordando la bella e infelice indiana, mormorava di notte alla grande foresta:

«Io sono passata come un fiore; io mi sono inaridita come l'erba dei campi».

MIGNON

A chi legge il Guglielmo Meister pare d'accorgersi che il Goethe declina un poco. Già intorno alla sua grande figura incomincia a farsi una solitudine triste. Federico Schiller è morto fin dal 1805; lo Herder lo precedè di due anni nel sepolcro; il Wieland, il vecchio Wieland nella cui anima serena il Goethe lietamente specchiava un aspetto dell'anima sua, è morto egli pure. Anche la madre, anche la buona Marianna da un pezzo lo hanno abbandonato. Ed egli ha ragione d'intonare quel mestissimo canto posto innanzi alla seconda parte del Faust:

L'anime a cui volgea di amor parole