Udir più non mi ponno!...

Gli avvenimenti pubblici volgono pure infausti al poeta. Ha sentito tuonare il cannone di Iena; ha visti dalla sua finestra a Weimar i reggimenti prussiani in fuga; indi a poco i soldati francesi gli entrano in casa, un po' ammiratori, un po' insolenti, e lo costringono a bere e far brindisi.

È vero che ha poi la consolazione, durante il congresso di Erfurt, di sentirsi dire da Napoleone: Vous, monsieur Goethe, vous êtes un homme! Ma è probabile che questo egli lo sapesse anche avanti. Nella parte più intima della vita gli cominciano pure i guai. L'amore al poeta sessagenario non è più un facile e glorioso trastullo; e le belle cominciano a non risparmiargli «l'ingrata verità» che ripetevano ad Anacreonte e al Parini; mentr'egli non è sempre disposto ad accoglierla, questa verità, colla gaiezza bacchica del primo e colla filosofia rassegnata del secondo. (Vedi a questo proposito la storiella della sua passione con Minna Herzlieb).

Insomma, anche per l'olimpico Goethe la vecchiaia è alle porte.

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Nel Wilhelm Meister, un romanzo che sulle prime ha il fare del Gil Blas, ma poi prende un po' troppo le forme dei racconti sentimentali allora in voga, le avventure e gli accidenti inaspettati si accumulano e si succedono di soverchio. Le divagazioni e le disertazioni critiche sul teatro sono sempre belle ed elevate (basterebbe per tutte l'analisi dell'Amleto), ma raffreddano l'azione.

Si va innanzi un poco tastando e sonnecchiando. Quando ecco un soffio di vera poesia giovanile passa a un tratto per l'anima del Goethe ed egli ritorna a scrivere, direbbe il Leopardi, «con quel suo cuore d'una volta.» Esce la figura di Mignon.

Mignon è sorella minore di Dorotea, di Clara e di Margherita; ha l'aria di famiglia; riconoscibile, non tanto per la intima ricerca delle cause, che sono sempre molto oscure, quanto per gli effetti che vi lascia nell'animo. Appena il poeta vi ha delineata a pochi tratti la sua «giovane e mesta figura,» essa vi domina: non la dimenticate più, l'aspettate, la cercate ansiosamente per i meandri del racconto, e quando compare, vi fa sempre l'effetto di un bel raggio di sole che al tramonto di una piovosa giornata di primavera entri di improvviso nella vostra stanza.

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Una mattina Guglielmo ode nella via una strana e bella voce infantile che canta, accompagnata da una chitarra: