«Conosci tu quella regione?
— Dovrebbe essere l'Italia, risponde Wilhelm. Dov'hai imparato questo canto?
— L'Italia! — ripete Mignon con aria pensosa. — Se tu vai in Italia mi prenderai con te. Qui ho freddo!
— Sei tu stata mai in quel paese!»
La fanciulla a questa domanda rimane muta e fantastica.
***
Se il signor Thomas, che pure ha scritto su questo argomento un melodramma pieno di finezze poetiche, avesse penetrata davvero la profonda significazione psicologica che ha quel canto in bocca a Mignon, non si sarebbe mai arrischiato ad innestarlo in un duetto come risposta della fanciulla alle domande che il cavaliere le fa sulla sua origine misteriosa.
Egli ne ha cavato un bellissimo partito per il pezzo musicale; ma la vera poesia del cauto di Mignon per due terzi almeno va in fumo. La lirica si converte in dialogo, il rapimento solitario e fantastico dell'anima della fanciulla scende a far l'ufficio di botta e risposta....
Ah! se i nostri maestri, non eccettuati i migliori, prima d'affrontare i grandi soggetti della poesia e imprigionarli nelle scene deformanti di un libretto, pensassero un poco di più, ci sarebbe, a dir vero, un tanto di guadagnato per la poesia e per la musica.
Ignoro se la canzone della piccola boema, così com'è nella sua purezza lirica, abbia tentato qualche grande compositore di musica in Germania, oltre il Beethoven. Certo lo Schubert l'avrebbe rivestita d'una melodia soave e lo Schumann d'una melopea profonda.