E orrido più a sinistra e di pendenti

Alto rupi tutto irto, il Mal-Andaggio;

E salii quelle rupi, ed ombreggiata

Di scarsi annosi pini una fontana

Mi dissetò...

Non è pieno di gentili promesse il principio della lirica in morte della Teresa Gonfalonieri?

No, pia, no, gentile

Per me non sei morta!...

E molti altri esempi potrei citare: ma appena l'artista ha fatto pochi passi, subito lo invade una estenuazione e una insufficienza di forze che lo costringe a vacillare e piegare sotto il peso. Sono locuzioni intralciate, trapassi faticosi, innesti sgraziatissimi di modi volgarmente prosaici accompagnati ad altri tutti affettazione rettorica. È uno stento, un languore che fa pena. L'onda lirica si rompe e svapora in quei tentennamenti dello stilista inesperto ed esaurito. I più nobili entusiasmi spirituali non serbano nemmeno la sincerità dell'accento e paiono esaltamenti a freddo; la stessa pietà religiosa inciampa e smania nelle minuzie di un bigottismo da femminuccie. Il poeta stesso se ne avvede, se ne addolora e ne chiede ragione a Dio con un'apostrofe abbastanza felice: